I comunicati stampa e gli appelli di Omeoimprese

OMEOPATIA, OMEOIMPRESE: “DECRETO TARIFFE DA RIVEDERE CON LA LEGGE DI BILANCIO. IL MINISTRO LORENZIN NON AFFOSSI IL SETTORE”

Con la consegna dei dossier di registrazione all’Agenzia Italiana del Farmaco, gli omeopatici sono diventati farmaci. Questo non significa però che il medicinale omeopatico debba essere considerato alla stessa stregua dell’allopatico. Vanno tenute in considerazione le specificità dei prodotti”. Queste le parole del Presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, al termine dell’incontro avuto oggi al Ministero della Salute dove ha rimarcato l’insostenibilità delle politiche tariffarie previste dal decreto Lorenzin del 2016.
“Le aziende omeopatiche hanno dimensioni inferiori rispetto a quelle che producono farmaci tradizionali – prosegue Gorga -. L’arnica non fattura quanto un antinfiammatorio di natura chimica. Di per sé la registrazione a cui siamo stati chiamati per i prodotti già sul mercato da oltre 30 anni è stata onerosa. Uno sforzo economico a cui ci siamo sottoposti  nel rispetto della legge e condividendo la necessità di allinearsi al quadro normativo europeo dopo decenni di incertezza. E’ però altrettanto vero e necessario guardare all’Europa anche per tutti gli altri aspetti che regolamentano l’omeopatia. Le tariffe che si andrebbero ad applicare a questi medicinali sono insostenibili per i fatturati del comparto. Capisco che a qualcuno possa dare fastidio, però è impensabile che ad ogni rinnovo dell’AIC si debbano pagare fra i 10 e i 20mila euro a dossier, e in alcuni casi anche oltre, esattamente come accade per i farmaci allopatici. Se poi ci sono variazioni nelle componenti di un medicinale omeopatico o anche solo delle modifiche societarie, vanno messe in conto integrazioni di alcune migliaia di euro”.
“Per questo – conclude il presidente di Omeoimprese – nei prossimi giorni invieremo al Ministero della Salute una nota con alcune proposte tariffarie più eque. Il Ministro Lorenzin, di cui siamo certi della comprensione delle nostre istanze, ha a disposzione uno strumento che è la legge di bilancio. E’ il momento dei fatti”.

I PRIMI FARMACI ENTRANO IN PRONTIARIO, MA PER LE AZIENDE E’ ALLARME TARIFFE

I medicinali omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti. Da AIFA stanno arrivando i primi degli oltre 3.000 codici di Autorizzazione all’Immissione in Commercio che verranno rilasciati entro la fine del 2018. Una vera rivoluzione per le aziende omeopatiche che hanno dovuto presentare una corposa documentazione e un elaborato dossier di registrazione ora al vaglio dell’Agenzia del Farmaco.

“Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa – spiega il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga – e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’AIC proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore”.

Pensare di trattare l’omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione.

“Il decreto Tariffe del Ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili – continua Gorga -. Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le big pharma. Una mossa, l’ennesima purtroppo, che va a penalizzare l’industria nazionale, lasciando invece carta bianca alle aziende straniere che, in Europa, sottostanno a regole e condizioni economiche meno stringenti. Le tariffe legate alla registrazione dei medicinali omeopatici e ad altre procedure come ad esempio la variazione di un componente all’interno del farmaco, non possono essere le stesse che si applicano ai medicinali tradizionali”.

Se a un prodotto che mediamente fattura mediamente 10/20 mila euro all’anno, viene chiesto di sostenere un importo tariffario quantificabile in migliaia di euro per una semplice e peraltro frequente “variazione” di composizione o di tipo amministrativo è evidente che l’azienda alla lunga non riuscirà più a sostenere questi costi. La conseguenza sarà il ritiro del farmaco dal commercio, chiusura della produzione e perdita di posti di lavoro.

“Siamo felici che anche l’Aifa e il Ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale – prosegue Gorga – ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all’omeopatia e se non troveranno medicine italiane in vendita compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà a favore delle aziende estere che hanno obblighi e costi inferiori da sostenere”.

L’obiettivo che Omeoimprese si pone per i prossimi mesi è, dunque, di lavorare con le Istituzioni per rivedere il decreto tariffe, in particolare per gli importi che toccano i medicinali attualmente in commercio e che sono oggetto di regolamentazione, altrimenti il settore subirà un nuovo contraccolpo, con ricadute economiche e sociali pesanti.

 

DIBATTITO PUBBLICO SU OMEOPATIA E OBESITA’, IL 18 OTTOBRE, A NAPOLI. LO PROMUOVE L’ ASSOCIAZIONE PAZIENTI OMEOPATICI CON IL CONTRIBUTO DI OMEOIMPRESE

Si parlerà di “Omeopatia e obesità” mercoledì 18 ottobre, dalle ore 16, all’Istituto di Cultura Meridionale di Napoli. Ad organizzare l’incontro è l’Associazione dei Pazienti Omeopatici – A.P.O. Italia con il contributo di Omeoimprese, realtà nazionale che rappresenta le aziende produttrici di medicinali omeopatici.

Si tratta di un appuntamento carico di significato per il settore, dopo il recente riconoscimento dei medicinali come “farmaci” da parte delle Istituzioni Nazionali, che di fatto va ad equiparare dal punto di vista giuridico prodotti allopatici ed omeopatici. “Omeoimprese  – spiega il presidente, Giovanni Gorga – affianca e sostiene appuntamenti come quello organizzato da A.P.O. per il contributo che offrono nel costruire una corretta cultura dell’omeopatia. La nostra associazione sta lavorando per abbattere il muro di pregiudizio che vede contrapposti farmaci convenzionali e medicine complementari, affermando la necessità di un approccio multidisciplinare da parte dei medici, nell’interesse della salute del paziente. Anche se siamo tutti consapevoli che restano ancora molti punti aperti per un effettivo riconoscimento della medicina omeopatica. Un ringraziamento importante va riconosciuto alla dott.ssa Marisa Certosino, presidente di A.P.O. che da anni ci supporta in questo importantissimo lavoro”

DAL 2019 FARMACI OMEOPATICI IN FARMACIA CON L’AIC. L’ITALIA E’ PRONTA A RIPENSARE ALL’OMEOPATIA?

Dal 1°gennaio 2019 tutti i prodotti omeopatici in commercio saranno classificati solo e unicamente medicinali, contrassegnati dall’AIC, vale a dire dall’Autorizzazione per l’Immissione in Commercio rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Fine delle polemiche. La parola preparato omeopatico, con buona pace dei detrattori della disciplina farmacologica, sparirà dal dizionario medico una volta per tutte. E l’omeopatia entrerà di diritto nel prontuario farmaceutico. Esattamente come avviene nel resto d’Europa.

Si tratta della più importante, seppur sofferta, rivoluzione del settore, che ci auguriamo possa mettere fine nel nostro Paese a forti condizionamenti di carattere ideologico che arrivano da una parte del mondo accademico che è stato in grado di influenzare la politica per decine di anni.

A causa di questo, non si sono mai create le condizioni per aprire un dialogo aperto e corretto. In Italia sappiamo a malapena che l’omeopata è un medico, e ci sono ancora persone convinte che chi pratica l’omeopatia sia una sorta di stregone. Proprio per la natura del prodotto omeopatico le aziende in passato non erano tenute ad avere strette relazioni con le Istituzioni, il Ministero della Salute e gli Enti tecnici, in primis AIFA, che ci sta supportando in questa fase di transizione. Oggi, invece, abbiamo compreso l’importanza del dialogo che stiamo costruendo giorno dopo giorno.

Il 30 giugno 2017 è stato l’ultimo giorno utile concesso alle case farmaceutiche omeopatiche per consegnare all’Agenzia del farmaco i dossier per l’ottenimento dell’AIC. Uno sforzo economico e burocratico importante, che sicuramente è costato grossi sacrifici, tra i quali quello di eliminare dalla produzione oltre il 40% dei farmaci, unitari e complessi, attualmente in commercio. Nonostante ciò l’impegno di tutti è stato quello di preservare i posti di lavoro e assicurare ai malati continuità di cura attraverso una razionalizzazione dei nostri listini.

Già in questi giorni stanno cominciando ad arrivare da AIFA i primi favorevoli responsi. Ci auguriamo quindi che questo sia solo l’inizio di una nuova era per l’omeopatia in Italia. Sicuramente oggi più che mai sarà compito di Omeoimprese diffondere una migliore e corretta cultura dell’omeopatia. Dove il medico omeopata è un laureato in medicina che ha seguito scuole di specializzazione e i prodotti sono farmaci. Questo è ciò che da sempre avviene in Francia e Germania. L’Italia, che è il terzo mercato europeo, è pronta al “grande salto”?

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

OMEOPATIA AL BIVIO: UN ANNO DI TEMPO IN PIU’ PER IL RINNOVO DELL’AIC DEI FARMACI IN COMMERCIO DAL 1995 O VIA DAL MERCATO 6.000 PRODOTTI

Milano, giugno 2017 – Il comparto dell’omeopatia è ad un bivio: se non verrà rinviata di un anno la scadenza del 30 giugno per il rinnovo delle autorizzazioni per i preparati in commercio dal ’95, in Italia rimarranno non più di due-tremila preparati omeopatici, rispetto ai 10-12mila di oggi. Dopo anni di battaglie che ci hanno portato ad equiparare i farmaci omeopatici ed allopatici, oggi le aziende italiane si trovano a combattere contro la burocrazia e una deadline troppo stretta: appena 3 mesi di tempo per presentare all’Agenzia Italiana del Farmaco dossier molto complessi e onerosi. Diversamente il 31 dicembre 2017 molti prodotti scompariranno dagli scaffali delle farmacie causando grossi disagi a pazienti e medici costretti a rivedere i percorsi terapeutici e un crollo del settore. Sono 4.000 gli addetti che rischiano il posto di lavoro, decine le aziende piccole che saranno costrette a chiudere i battenti a causa di una perdita di fatturato che, complessivamente per il mercato italiano si attesta sui 90milioni di euro sui 300 complessivi.

Uno scenario che avrebbe dovuto bastare al Governo per concedere 12 mesi di proroga al settore per “mettersi in pari” con le procedure richieste.  Non è mancanza di volontà da parte delle aziende il ritardo con cui si stanno consegnando i dossier ad AIFA. Il problema vero sta nella complessità delle procedure, di cui ci siamo accorti solo a lavoro avviato, causando ritardi: ha inciso la novità assoluta del lavoro da mettere in campo, le specificità della nostra disciplina, nonché i costi, comunque elevati per molte aziende. Il rinvio serve per consentire a tutti di completare il lavoro, non per altro l’ordine del giorno impegna le aziende a versare comunque entro la scadenza di giugno un acconto sulle tariffe di registrazione che presenteranno all’Aifa. Ne abbiamo parlato con AIFA, con la quale abbiamo avviato una proficua collaborazione. Ne abbiamo parlato soprattutto con il Ministero della Salute a cui avevamo inizialmente proposto di recepire le nostre stanze in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe. La risposta è stata una bocciatura degli emendamenti favorevoli al rinvio presentati trasversalmente da tutte le forze politiche.

Sopravvivono soltanto due ordini del giorno (on. Mandelli, on. Rondini, on. Palese), che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di una proroga della scadenza stante «la rilevanza e la complessità della procedura» gestita dall’Aifa.

E al quale ora Omeoimprese affida le sue residue speranze.

Il Milleproroghe rappresentava il contenitore perfetto per un provvedimento come questo. Adesso la strada è in salita. Il tempo stringe e dobbiamo continuare a cercare il dialogo con le istituzioni. Nelle scorse settimane è stata presentata un’interrogazione che chiede al Ministero come intende agire in vista della scadenza di giugno. Di certo cresce la preoccupazione, senza rinvio rischiano di sparire dal mercato migliaia di prodotti e molte piccole aziende, con effetti a cascata non solo sui pazienti e sui medici ma anche sulle farmacie.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

OTI. OFFICINE TERAPIE INNOVATIVE ENTRA A FAR PARTE DI OMEOIMPRESE

Milano, 29 giugno 2017 – Salgono a 17 le imprese italiane iscritte a Omeoimprese, l’associazione che riunisce le aziende produttrici di medicinali omeopatici in Italia. E’ stata comunicata pochi giorni fa l’adesione all’associazione da parte di OTI Officine Terapie Innovative. Con sede in Abruzzo, una delle regioni da punto di vista naturalistico più ricche ed integre d’Italia, Oti è nata negli anni ‘80 come diretta emanazione della OMIT Omeopatici Italia fondata negli anni ‘70 dal Dott. Lamberto De Santis, farmacista che ha ricevuto il premio alla carriera dalla prestigiosa istituzione Nobile Collegio Farmaceutico.

“Abbiamo deciso di aderire Omeoimprese perchè, soprattutto in questa fase molto delicata per la regolamentazione del settore omeopatico, riteniamo sia importante avere una parte attiva in un’associazione di categoria che rappresenti gli interessi comuni delle imprese italiane”, spiega Alessandro De Santis, Amministratore Unico dell’azienda.

“Abbiamo un fatturato di oltre 13.500.000 euro, di cui 8.000.000 derivano dai prodotti omeopatici – continua De Santis -. Produciamo oltre 2.000.000 di pezzi all’anno e abbiamo più di 90 dipendenti”.

Presente oltre che in Italia anche in Russia e Grecia, OTI è una realtà consolidata nel mondo della farmaceutica e dell’omeopatia.

“Sono onorato che OTI abbia aderito ad Omeoimprese – spiega il Presidente Giovanni Gorga -. Significa che il lavoro dell’associazione sta andando nella giusta direzione. Il settore dell’omeopatia sta attraversando un momento di grande cambiamento grazie anche al recepimento da parte del Governo italiano della normativa europea che eleva i prodotti omeopatici a farmaci e che impone l’autorizzazione all’immissione in Commercio da parte di Aifa. Purtroppo, però, il pregiudizio e la disinformazione rischiano di turbare e screditare tutto il lavoro di un settore in costante crescita e fermento”.

BASTA CON QUESTO CLIMA DA CACCIA ALLE STREGHE. L’OMEOPATIA NON E’ UNA MEDICINA ALTERNATIVA. LA LEGGE PARLA CHIARO, IN ITALIA COME IN TUTTI I PAESI DELL’EUROPA.

28 giugno 2017 – L’Italia è il paese delle contraddizioni. Siamo il terzo mercato europeo per l’omeopatia, dopo Francia e Germania. Ma il nostro settore è vittima di pesanti attacchi e discriminazioni perché manca una corretta informazione sui nostri farmaci.

Così una volta ci attaccano confondendoci con i no vax, un’altra per colpa di quelli che sostituiscono la chemioterapia con cure complementari. Poi c’è chi strumentalmente parla di acqua fresca perché non conosce l’utilizzo dei nostri farmaci, e chi parla di terapie alternative. Alternative a cosa? La medicina è una sola.

Infine ci sono i brutti fatti di cronaca, come quello che ha portato alla morte del piccolo Francesco, a causa di un’otite trascurata e degenerata fino alle conseguenze più estreme. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato. Questo vale per l’omeopatia e per qualunque categoria farmaceutica.

L’omeopatia è utilizzata da 20.000 specialisti, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 “a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te”.  I nostri farmaci sottostanno alle regole dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, il 30 giugno si conclude l’iter per la consegna all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaci, della documentazione   relativa   ai   singoli preparati per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore, e a tutela e sicurezza dei pazienti. Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l’utilizzo che ne viene fatto.

Nonostante i tempi un po’ stretti per le aziende del comparto, soprattutto le più piccole e quindi meno strutturate ad affrontare la complessa istruttoria, il processo di regolamentazione in atto aiuta a mettere alcuni punti fermi e, auspichiamo, a porre fine all’eterna e fastidiosa polemica su “sono farmaci” o “non sono farmaci”. Lo stabiliscono Aifa e Ministero della Salute.

Ma vediamo un po’ di storia. In Italia, fino al 1995, non c’era una normativa primaria sull’omeopatia. La produzione e la dispensazione degli omeopatici era regolamentata da un Dodecalogo del Consiglio superiore di sanità (pubblicato sulla GU n. 113 del 17.5.1989), dall’articolo 144 del TULS (relativo all’autorizzazione alla produzione), dal D.Lgs. n. 178 del 29.5.1991 e, infine, dalla nota 800.7/AG 25-5/3 del Ministero della sanità del 13 gennaio 1992. Tutti i provvedimenti tendevano comunque a garantire la salute del consumatore. Il Dodecalogo non definiva gli omeopatici come medicinali, ma come “rimedi”.

La Commissione UE, con l’intento di disciplinare la materia, ha dovuto mediare le varie normative esistenti nei Paesi membri; la medicina omeopatica, infatti, era riconosciuta ufficialmente in alcuni Stati, mentre in altri era solamente tollerata. Francia e Germania erano gli unici ad avere una legislazione completa nel settore omeopatico, ma talmente differente che un preparato prodotto in uno dei due Paesi non poteva facilmente circolare nell’altro.

Dopo un complesso iter normativo, l’Unione Europea ha fissato le linee guida per assicurare ai consumatori europei garanzie sulla qualità, sulla riproducibilità dei processi di fabbricazione e sull’innocuità dei medicinali omeopatici disponibili in tutti gli Stati, recepita in Italia con una serie di passaggi legisativi. Prima il Parlamento ha stabilito alcuni principi fondamentali, tra cui la procedura semplificata di registrazione. Il D.Lgs. n. 185/1995 decretava l’appartenenza dei prodotti omeopatici alla categoria dei medicinali e ne dava per la prima volta una definizione. La Direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) viene recepita dal nostro Paese con il D.Lgs. n. 219/2006 e prevede una procedura di registrazione semplificata ad hoc per i medicinali omeopatici. In data 21 giugno 2010 Aifa predispone un modello al quale per le domande di registrazione semplificata dei medicinali omeopatici. Il 30 giugno 2017 si è concluso il termine per la consegna dei dossier. Tutto quello che verrà autorizzato con l’attribuzione dell’AIC, resterà in vendita in farmacia. Il resto dovrà essere ritirato dal gennaio 2019. D’ora in poi si lavora così, al pari delle big Pharma.

Giovanni Gorga, Presidente Omeoimprese

BAMBINO MORTO PER OTITE, IL PRESIDENTE GIOVANNI GORGA: “PRODUCIAMO FARMACI, NON ACQUA FRESCA. CAMPAGNA MEDIATICA VIOLENTISSIMA CHE DANNEGGIA IL SETTORE

Milano 20 giugno 2017 – “Nel condannare fermamente il gravissimo fatto di cronaca ed esprimendo la vicinanza ai familiari del piccolo Francesco, abbiamo anche il dovere non fare allarmismo criminalizzando una branca della medicina ed i farmaci omeopatici che in molti Paesi del Mondo e nella totalità dell’Unione Europea sono riconosciuti, regolamentati ed utilizzati senza strumentalizzazioni.

La violenza degli attacchi di questi giorni non ha precedenti. Viene messo in dubbio il valore terapeutico dei nostri prodotti, fomentando un vero e proprio clima vessatorio, a danno delle aziende, dei 4.000 addetti del comparto e di quei 20.000 medici, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole di specializzazione accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te o degli “apprendisti stregoni”.

Vogliamo ricordare che i medicinali delle nostre aziende sono classificati farmaci dal una Direttiva Europea e per questo validati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Dal 2019, come richiesto da una precisa legge in vigore in tutti i Paesi dell’Unione Europea, saranno in vendita con l’AIC (l’autorizzazione all’immissione in commercio) esattamente come gli allopatici. L’omeopatia è riconosciuta nella maggior parte dei Paesi dell’Europa e, in molti di questi, è dispensata dal Servizio Sanitario Nazionale. Le nostre aziende sottostanno ai controlli sulla qualità e sulla produzione a cui tutte le case farmaceutiche si sottopongono periodicamente.

Riteniamo inaccettabili le affermazioni espresse a livello mediatico in quanto inesatte, scorrette e lesive di alcuni principi sanciti dalla Carta Costituzionale.

2016 ANNO NERO DELL’OMEOPATIA. IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE, OMEOIMPRESE DIFFONDE I FATTURATI DEL SETTORE, CHE CHIUDE CON UN SEGNO MENO

Milano, 10 aprile 2017In occasione della Giornata dell’Omeopatia Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le più importanti case produttrici e distributrici di farmaci omeopatici, diffonde i fatturati 2016 e lancia un appello: senza un dialogo con il Governo e il rinvio di alcune stringenti scadenze burocratiche, il comparto rischia il tracollo.

“Rispetto all’anno 2015 – spiega il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga – il mercato ha avuto un decremento sia in termini di fatturato (-4,8%) sia in termini di numero di pezzi venduti (-7,4%). Negli ultimi 12 mesi le aziende hanno bruciato quasi 15milioni di euro, la prima e annunciata conseguenza della scadenza burocratica del 30 giugno 2017 termine ultimo per i produttori di farmaci per la consegna all’Agenzia del Farmaco delle domande di rinnovo dell’AIC relative ai prodotti già in commercio da 30 anni e più”.

“Le aziende – continua Gorga – hanno cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata. Inoltre per ogni farmaco omeopatico in commercio, esattamente come accade per gli allopatici, dovrà essere versata una tariffa annuale. Si tratta quindi, al momento, di un calo fisiologico, legato ad una selezione dei prodotti, che nasconde però un problema più serio”.

Da un censimento interno ad Omeoimprese risulta che sono circa 13.000 i medicinali attualmente in commercio. A seguito dei dossier di registrazione richiesti da AIFA ne resteranno sul mercato non più di 5.000/6.000. Il motivo di questa drastica riduzione va ricercato, soprattutto per quanto concerne le piccole e medie aziende, in una motivazione di tipo economica.

“In questi mesi come Omeoimprese – prosegue Gorga – ci stiamo battendo per ottenere dal Ministero della Salute una proroga alla scadenza del prossimo 30 giugno. Non si tratta di una mancanza di responsabilità da parte del settore, ma una richiesta di ossigeno. Senza un rinvio, tutto quello che non sarà stato consegnato nei termini di legge sparirà dagli scaffali delle farmacie alla fine del 2018. Una vera ecatombe per il settore con la perdita di 70milioni di euro, la chiusura delle attività italiane più piccole e 4.000 lavoratori con un futuro a rischio. Una situazione che andrebbe a vantaggio solo delle multinazionali straniere dell’omeopatia che distribuiscono in Italia e che sono dotate di altre risorse e mezzi”.

OMEOPATIA. L’ASSESSORE GALLERA VISITA GUNA, LA PIU’ GRANDE AZIENDA DEL SETTORE OMEOPATICO IN ITALIA

Milano, 31 marzo 2017 – In Lombardia trovano sede le principali aziende dell’omeopatia che producono ed esportano in tutto il mondo. L’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha visitato oggi la sede e i laboratori di GUNA, la più grande realtà del settore. Insieme a lui il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro e il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga.

Il settore dell’omeopatia impegna sul territorio lombardo oltre un migliaio di persone. Di queste circa 300 fanno parte dell’organico di GUNA che ha inaugurato i nuovi stabilimenti di via Palmanova nel 2008 diventando l’azienda più innovativa al mondo per la ricerca scientifica e la produzione di medicinali biologici.

GUNA, infatti, è un vero fiore all’occhiello del settore e copre una quota del mercato omeopatico del 31,2% con un fatturato di oltre 63 milioni di euro. Inoltre, i medicinali prodotti nel laboratorio di Milano vengono esportati in oltre 30 Paesi nel mondo.

“La registrazione di questi medicinali – ha commentato Alessandro Pizzoccaro, Presidente di GUNA e fondatore dell’azienda – rappresenta un significativo passo avanti sotto il profilo delle risorse terapeutiche a disposizione ogni giorno della classe medica. L’aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative è stato tale che se si fa un raffronto con i dati storici si scopre che in questi anni sono più che raddoppiati: oggi scelgono, infatti, le Medicinali Non Convenzionali ben 12.861.000 di cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni (Rapporto Italia 2017 di Eurispes). Questi dati sottolineano una crescita esponenziale che si allinea con i trend europei di diffusione delle Medicine Non Convenzionali”.

La visita dell’Assessore Gallera arriva in un momento molto delicato per il settore. E’ infatti ancora oggetto di discussione con il Ministero della Salute il tema della proroga per la registrazione dei farmaci omeopatici già in commercio da oltre 30 anni. Il 30 giugno 2017 è il termine ultimo per la consegna dei dossier di registrazione all’Agenzia del Farmaco ma i tempi sono troppo stretti a fronte della complessità burocratica dell’istruttoria richiesta.

“Per il settore è più che positivo l’onere legato alla registrazione dei farmaci, di fatto trattati e catalogati nello stesso modo dei prodotti allopatici – spiega Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese – Senza una proroga però il settore rischia il tracollo economico: 4000 posti di lavoro a rischio in tutta Italia e una perdita di fatturato di circa 90 milioni di euro. Il Ministero è a conoscenza da tempo di questo problema ma temporeggia e non prende posizione”.

Aprire le porte di GUNA è un modo ulteriore per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica una situazione che se dovesse sfuggire di mano provocherebbe numerosi danni a un settore che risulta invece essere in costante crescita come dimostrano gli 8 milioni di italiani che usano l’omeopatia e i 20.000 medici (pediatri del SSN inclusi) che integrano allopatia e terapie complementari.

Durante la visita il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro ha, inoltre, sollecitato l’attenzione dell’Assessore su una petizione pubblica sulla libertà di cura lanciata da un’Associazione di validi medici specializzati in medicine biologico-naturali, e sottoscritta in pochi giorni da migliaia di cittadini, per promuovere un approccio meno pregiudizievole nei confronti delle medicine complementari, mai come in questi anni oggetto di una durissima controffensiva mediatica tesa al loro screditamento. Con la petizione si chiede al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin di impegnarsi come dicastero, senza pregiudizi, ad applicare in Italia la Direttiva dell’OMS sulle Medicine Complementari e Non Convenzionali, e a promuovere ogni azione utile per evitare un approccio anti-scientifico, basato sul pregiudizio, verso questo paradigma di cura, definito “atto medico” dalla stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.