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MEDICINE NON CONVENZIONALI, LA REPLICA DI OMEOIMPRESE ALL’ATTACCO DELLA FNOMCEO CONTRO L’OMEOPATIA

“Le affermazioni diffuse in questi giorni dalla Fnomceo sono profondamente errate e strumentali, così come la campagna denigratoria che da tempo ha come bersaglio l’omeopatia. Noto con piacere che l’associazione degli ordini dei medici, così come l’associazione delle case farmaceutiche omeopatiche che rappresento, lavorano nella stessa direzione, peccato che medici come il dott. Salvo Di Grazia e qualche altro suo collega, non lo abbiano ancora capito. Forse il dott. Salvo di Grazia vuole arrogarsi più potere delle norme nazionali ed europee che identificano il prodotto omeopatico come farmaco e ne richiedono obbligatoriamente una complessa e costosa procedura di registrazione presso l’Agenzia del Farmaco? Restiamo in ogni caso aperti ad istituire un tavolo di confronto con chiunque dimostri una posizione pregiudizievole verso l’omeopatia tutta, anche in virtù dei recenti progressi in fase registrativa da parte di AIFA di ormai numerosi medicinali omeopatici. Queste le prime dichiarazioni rilasciate dal presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, chiamato a fare chiarezza nel recente dibattito che ha investito la disciplina omeopatica.

“Se la Fnomceo – prosegue Gorga –  ha recentemente lanciato la campagna “Dottore, ma è vero che…?”, ancor prima Omeoimprese ha diffuso un vademecum per l’utilizzo delle medicine non convenzionali, dove si sottolinea, così come fa la Fnomceo, che la medicina omeopatica è un atto sanitario e che pertanto è necessario rivolgersi ad un professionista, medico, farmacista o veterinario, ognuno per la propria competenza. E’ bene sottolineare questi aspetti in virtù del fatto che, sempre come cita la Fnomceo, il prodotto omeopatico è un farmaco  in base al Dlgs 2019/2006 – una Legge della Repubblica Italiana, in linea con la normativa comunitaria, tuttora pienamente vigente senza aver avuto modifiche di rilievo dalla sua entrata in vigore, tantomeno per il farmaco omeopatico. E a chi, usando strumentalmente i nostri dati di bilancio, sostiene che l’omeopatia è in declino, devo invece ricordare che il numero degli utilizzatori è in costante crescita: parliamo di 9 milioni di italiani. Pertanto la contrazione dei fatturati non è la risultanza di una disaffezione verso l’omeopatia, bensì la conseguenza di un processo di regolamentazione che inquadra la disciplina omeopatica e i farmaci omeopatici in un contesto legislativo a cui, fino a prova contraria, anche la Fnomceo è obbligata ad attenersi. Se davvero vogliamo rendere un servizio a tutti i cittadini, ognuno nel rispetto del proprio ruolo, sollecitiamo le Regioni e gli Ordini ad istituire i registri per le medicine complementari, in ottemperanza ad una norma che la stessa Fnomceo cita nella propria nota: l’accordo Stato Regioni del febbraio 2013. Non possiamo come associazione di categoria tollerare più questo comportamento fortemente lesivo delle nostre identità e ci uniamo al coro di difesa e denuncia di coloro che attraverso questo attacco indiscriminato stanno vedendo il loro lavoro di decine di anni aggredito ingiustificatamente. I medici si parlino, però ora tocca alle Istituzioni fare qualcosa. Io mi aspetto che con il nuovo e prossimo esecutivo si possa intavolare una discussione seria una volta per tutte che ci consenta di uscire dalle ambiguità che per troppo tempo hanno riguardato, e ancora riguardano, le Medicine Complementari e che, mi duole affermarlo, sono la causa principale di queste gratuite prese di posizione da parte di alcuni esponenti della comunità scientifica”.

CHI SIAMO:
OMEOIMPRESE è l’associazione delle aziende produttrici di medicinali omeopatici. Nata nel gennaio 2008 dalla fusione di Anipro e Omeoindustria per tutelare gli interessi nella diffusione dei medicinali omeopatici e antroposofici, si pone come punto di riferimento nell’ambito dei prodotti omeopatici.
Dal giugno 2015 l’assemblea è guidata dal Cav. GIOVANNI GORGA, direttore Pubblic Affairs di Guna e autore di libri sull’omeopatia. L’ultimo “Elogio all’Omeopatia”, uscito nel settembre 2015 per Cairo Editore.

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BASTA CON QUESTO CLIMA DA CACCIA ALLE STREGHE. L’OMEOPATIA NON E’ UNA MEDICINA ALTERNATIVA. LA LEGGE PARLA CHIARO, IN ITALIA COME IN TUTTI I PAESI DELL’EUROPA.

28 giugno 2017 – L’Italia è il paese delle contraddizioni. Siamo il terzo mercato europeo per l’omeopatia, dopo Francia e Germania. Ma il nostro settore è vittima di pesanti attacchi e discriminazioni perché manca una corretta informazione sui nostri farmaci.

Così una volta ci attaccano confondendoci con i no vax, un’altra per colpa di quelli che sostituiscono la chemioterapia con cure complementari. Poi c’è chi strumentalmente parla di acqua fresca perché non conosce l’utilizzo dei nostri farmaci, e chi parla di terapie alternative. Alternative a cosa? La medicina è una sola.

Infine ci sono i brutti fatti di cronaca, come quello che ha portato alla morte del piccolo Francesco, a causa di un’otite trascurata e degenerata fino alle conseguenze più estreme. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato. Questo vale per l’omeopatia e per qualunque categoria farmaceutica.

L’omeopatia è utilizzata da 20.000 specialisti, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 “a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te”.  I nostri farmaci sottostanno alle regole dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, il 30 giugno si conclude l’iter per la consegna all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaci, della documentazione   relativa   ai   singoli preparati per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore, e a tutela e sicurezza dei pazienti. Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l’utilizzo che ne viene fatto.

Nonostante i tempi un po’ stretti per le aziende del comparto, soprattutto le più piccole e quindi meno strutturate ad affrontare la complessa istruttoria, il processo di regolamentazione in atto aiuta a mettere alcuni punti fermi e, auspichiamo, a porre fine all’eterna e fastidiosa polemica su “sono farmaci” o “non sono farmaci”. Lo stabiliscono Aifa e Ministero della Salute.

Ma vediamo un po’ di storia. In Italia, fino al 1995, non c’era una normativa primaria sull’omeopatia. La produzione e la dispensazione degli omeopatici era regolamentata da un Dodecalogo del Consiglio superiore di sanità (pubblicato sulla GU n. 113 del 17.5.1989), dall’articolo 144 del TULS (relativo all’autorizzazione alla produzione), dal D.Lgs. n. 178 del 29.5.1991 e, infine, dalla nota 800.7/AG 25-5/3 del Ministero della sanità del 13 gennaio 1992. Tutti i provvedimenti tendevano comunque a garantire la salute del consumatore. Il Dodecalogo non definiva gli omeopatici come medicinali, ma come “rimedi”.

La Commissione UE, con l’intento di disciplinare la materia, ha dovuto mediare le varie normative esistenti nei Paesi membri; la medicina omeopatica, infatti, era riconosciuta ufficialmente in alcuni Stati, mentre in altri era solamente tollerata. Francia e Germania erano gli unici ad avere una legislazione completa nel settore omeopatico, ma talmente differente che un preparato prodotto in uno dei due Paesi non poteva facilmente circolare nell’altro.

Dopo un complesso iter normativo, l’Unione Europea ha fissato le linee guida per assicurare ai consumatori europei garanzie sulla qualità, sulla riproducibilità dei processi di fabbricazione e sull’innocuità dei medicinali omeopatici disponibili in tutti gli Stati, recepita in Italia con una serie di passaggi legisativi. Prima il Parlamento ha stabilito alcuni principi fondamentali, tra cui la procedura semplificata di registrazione. Il D.Lgs. n. 185/1995 decretava l’appartenenza dei prodotti omeopatici alla categoria dei medicinali e ne dava per la prima volta una definizione. La Direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) viene recepita dal nostro Paese con il D.Lgs. n. 219/2006 e prevede una procedura di registrazione semplificata ad hoc per i medicinali omeopatici. In data 21 giugno 2010 Aifa predispone un modello al quale per le domande di registrazione semplificata dei medicinali omeopatici. Il 30 giugno 2017 si è concluso il termine per la consegna dei dossier. Tutto quello che verrà autorizzato con l’attribuzione dell’AIC, resterà in vendita in farmacia. Il resto dovrà essere ritirato dal gennaio 2019. D’ora in poi si lavora così, al pari delle big Pharma.

Giovanni Gorga, Presidente Omeoimprese

FARMACI OMEOPATICI SULLO SCAFFALE CON L’AIC

Milano, 4 luglio 2016 – Farmaci omeopatici sicuri e con processi di registrazione sempre più simili a quelli tradizionali. E’ questo l’impegno assunto dalle nostre aziende d’intesa con AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, perché i percorsi terapeutici complementari siano sempre più chiari ed efficaci. Cosa significa? Per il consumatore, che a breve tutti i nostri prodotti saranno in farmacia con un AIC, come gli allopatici.

Per le aziende del settore, uno sforzo economico di alcuni milioni di euro a fronte di un fatturato complessivo annuo di 93 milioni di sell-in e una quantità di lavoro impressionante dovuto all’allestimento di dossiers comprensivi di prove di sicurezza e tossicologiche benché si parli di medicinali in commercio

da oltre 20 anni. Siamo però soddisfatti della collaborazione fra il settore ed AIFA. Per le nostre aziende la sicurezza è importante, così come la qualità della scelta terapeutica. A fronte di questa onerosa regolamentazione ci piacerebbe però, avviare una campagna istituzionale Omeoimprese-Ministero della Salute per un uso consapevole e guidato del medicinale omeopatico che, va ricordato, in virtù delle norme europee in vigore, è considerato medicinale a tutti gli effetti. Pertanto se da un lato è corretto allinearsi alle norme di regolamentazione, dall’altro è auspicabile una più seria considerazione del settore da parte delle Istituzioni. Secondo una indagine di EMG-Acqua per Omeoimprese, gli italiani che ricorrono all’omeopatia hanno iniziato su consiglio del farmacista (22,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), di parenti e amici (21,7{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}). Solo il 15,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} su indicazione del medico generico e il 14{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dello specialista.  Una maggior consapevolezza e conoscenza del farmaco e dei suoi effetti, dovrebbe invertire queste proporzioni con percorsi terapeutici impostati da professionisti della salute.

Come Omeoimprese vogliamo impegnarci affinché ciò avvenga, anche destinando fondi alla ricerca di base.  Ogni anno investiamo centinaia di migliaia di euro in studi clinici per testare l’efficacia dei farmaci. Uno sforzo che ha prodotto un’importante letteratura pubblicata sulle più importanti riviste mediche a dimostrazione della validità della terapia omeopatica, ma che da oggi va affiancato alla ricerca di base. Se vogliamo fare un salto di qualità ulteriore, dobbiamo destinare maggiori risorse ai centri di ricerca per meglio studiare il meccanismo d’azione che sta alla base dell’efficacia dei medicinali. Nell’interesse della salute di quegli 8 milioni di italiani che almeno una volta all’anno si affidano ai nostri farmaci.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese