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OMEOPATIA, UN MERCATO DA 9 MILIONI DI USERS

Oltre l’80 per cento degli italiani conosce la medicina omeopatica e a farne uso è il 17 per cento della popolazione. Significa che quasi 9milioni di italiani utilizza farmaci omeopatici e lo fa almeno una volta all’anno. Con questi dati, frutto dell’ultima ricerca di  EMG-Acqua per Omeoimprese, l’associazione delle aziende farmaceutiche omeopatiche celebra la Giornata Internazionale dell’Omeopatia, in calendario il 10 aprile, e tira le somme del lavoro svolto in questi ultimi anni in cui la medicina omeopatica ha affrontato molte sfide, prima tra tutte il riconoscimento giuridico dello status di farmaco.

“Dalla fine del 2019 in poi – spiega il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga -, ogni medicinale in vendita nelle farmacie avrà un’AIC, esattamente come accade per i prodotti allopatici. Il farmaco omeopatico è infatti considerato un SOP, ovvero “prodotto senza obbligo di ricetta” e chiudere questa fase di riordino del settore è assolutamente necessario per dare certezze ad un comparto importante per l’economia del Paese e ai milioni di medici e pazienti che si affidano alla medicina omeopatica. Ad oggi, grazie all’impegno dell’Agenzia del Farmaco, già circa 1.000 medicinali hanno concluso il processo di valutazione.

Tra i prossimi obiettivi del comparto riveste un ruolo di primaria importanza l’iter per ottenere le indicazioni terapeutiche all’interno dei farmaci per equiparare, anche sotto questo aspetto, l’Italia agli altri Paesi europei.

Sul territorio tante le iniziative messe in atto dalle Società Scientifiche del settore, tutte accreditate e riconosciute dal Ministero della Salute, in occasione di questo momento di celebrazione della disciplina omeopatica, per documentare in maniera corretta le possibilità che l’omeopatia offre quale integrazione di terapie mediche anche, cosiddette tradizionali.

“Le aziende – prosegue Gorga- sono coinvolte in un dialogo aperto, costruttivo e trasparente con il Ministero della Salute per definire finalmente tutti gli altri aspetti che sarebbe importante risolvere appena chiusa questa delicatissima e storica fase di regolamentazione a cominciare dalle indicazioni terapeutiche da inserire in confezione come accade in tutti gli altri Paesi della UE”.

“Ben venga ogni tipo di regolamentazione da parte delle Istituzioni sanitarie a garanzia della sicurezza e della efficacia dei prodotti assimilati ai farmaci, perché è importante che la salute dei cittadini sia sempre tutelata” commenta Marco Cossolo, presidente Federfarma.

IL SETTORE IN CIFRE

300 MILIONI di euro il fatturato del settore, in Italia rappresentato da Omeoimprese
1000 i processi di registrazione dei farmaci omeopatici in commercio ad oggi conclusi; entro la fine del 2019 dovranno essere 3.500, un lavoro di controllo molto lungo e complesso da parte di AIFA

4MILIONI di euro il contributo incassato dallo Stato per la registrazione dei farmaci omeopatici, versato dalle aziende al momento della consegna dei dossier nel giugno 2017
9MILIONI gli italiani che utilizzano almeno una volta all’anno i farmaci omeopatici
62% sono gli italiani che ricorrono all’omeopatia per curare riniti e raffreddori; il 34 per cento per problemi dell’apparato respiratorio e contro le allergie, mentre il 31 per cento per combattere problemi digestivi; il 27 per cento per dolori articolari e muscolari; il 26 per cento per problemi gastrointestinali.

82% sono gli italiani che ricorrono all’omeopatia per la “naturalità” dei farmaci.

32MILIONI sono gli italiani che giudicano la medicina omeopatica non dannosa. Di questi il 28% la ritiene una medicina utile e il trend è in crescita.

OMEOPATIA IN EUROPA. FRANCIA, GERMANIA E SVIZZERA PIÙ AVANTI DELL’ITALIA
L’ Italia è il terzo mercato europeo in Europa dopo Francia e Germania per vendita e produzione di medicinali omeopatici. Nonostante questo, altri Stati europei sono molto più avanti in termini di legislazione.

Se in Francia è da 50 anni che i medicinali omeopatici sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, lo stesso avviene anche in Svizzera da agosto 2017.

In Germania la “Farmindustria tedesca” ha definito l’omeopatia una terapia efficace per i pazienti a volte da favorire come prima scelta nella cura del malato.

In Spagna, invece, i medici omeopati chiedono da tempo al Governo che la medicina omeopatica possa essere una libera scelta del medico e del paziente. Lo scontro però si è fatto molto serrato negli ultimi tempi tanto che nei mesi scorsi il Governo spagnolo aveva chiesto all’Unione europea che venisse modificata la Direttiva che stabilisce che il medicinale omeopatico è un farmaco per legge. Il Commissario Europeo alla sanità, Vytenis Andriukaitis, ha respinto la richiesta al mittente assumendo una posizione molto chiara ed incontestabile.

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OMEOPATIA AL BIVIO: UN ANNO DI TEMPO IN PIU’ PER IL RINNOVO DELL’AIC DEI FARMACI IN COMMERCIO DAL 1995 O VIA DAL MERCATO 6.000 PRODOTTI

Milano, giugno 2017 – Il comparto dell’omeopatia è ad un bivio: se non verrà rinviata di un anno la scadenza del 30 giugno per il rinnovo delle autorizzazioni per i preparati in commercio dal ’95, in Italia rimarranno non più di due-tremila preparati omeopatici, rispetto ai 10-12mila di oggi. Dopo anni di battaglie che ci hanno portato ad equiparare i farmaci omeopatici ed allopatici, oggi le aziende italiane si trovano a combattere contro la burocrazia e una deadline troppo stretta: appena 3 mesi di tempo per presentare all’Agenzia Italiana del Farmaco dossier molto complessi e onerosi. Diversamente il 31 dicembre 2017 molti prodotti scompariranno dagli scaffali delle farmacie causando grossi disagi a pazienti e medici costretti a rivedere i percorsi terapeutici e un crollo del settore. Sono 4.000 gli addetti che rischiano il posto di lavoro, decine le aziende piccole che saranno costrette a chiudere i battenti a causa di una perdita di fatturato che, complessivamente per il mercato italiano si attesta sui 90milioni di euro sui 300 complessivi.

Uno scenario che avrebbe dovuto bastare al Governo per concedere 12 mesi di proroga al settore per “mettersi in pari” con le procedure richieste.  Non è mancanza di volontà da parte delle aziende il ritardo con cui si stanno consegnando i dossier ad AIFA. Il problema vero sta nella complessità delle procedure, di cui ci siamo accorti solo a lavoro avviato, causando ritardi: ha inciso la novità assoluta del lavoro da mettere in campo, le specificità della nostra disciplina, nonché i costi, comunque elevati per molte aziende. Il rinvio serve per consentire a tutti di completare il lavoro, non per altro l’ordine del giorno impegna le aziende a versare comunque entro la scadenza di giugno un acconto sulle tariffe di registrazione che presenteranno all’Aifa. Ne abbiamo parlato con AIFA, con la quale abbiamo avviato una proficua collaborazione. Ne abbiamo parlato soprattutto con il Ministero della Salute a cui avevamo inizialmente proposto di recepire le nostre stanze in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe. La risposta è stata una bocciatura degli emendamenti favorevoli al rinvio presentati trasversalmente da tutte le forze politiche.

Sopravvivono soltanto due ordini del giorno (on. Mandelli, on. Rondini, on. Palese), che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di una proroga della scadenza stante «la rilevanza e la complessità della procedura» gestita dall’Aifa.

E al quale ora Omeoimprese affida le sue residue speranze.

Il Milleproroghe rappresentava il contenitore perfetto per un provvedimento come questo. Adesso la strada è in salita. Il tempo stringe e dobbiamo continuare a cercare il dialogo con le istituzioni. Nelle scorse settimane è stata presentata un’interrogazione che chiede al Ministero come intende agire in vista della scadenza di giugno. Di certo cresce la preoccupazione, senza rinvio rischiano di sparire dal mercato migliaia di prodotti e molte piccole aziende, con effetti a cascata non solo sui pazienti e sui medici ma anche sulle farmacie.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

BASTA CON QUESTO CLIMA DA CACCIA ALLE STREGHE. L’OMEOPATIA NON E’ UNA MEDICINA ALTERNATIVA. LA LEGGE PARLA CHIARO, IN ITALIA COME IN TUTTI I PAESI DELL’EUROPA.

28 giugno 2017 – L’Italia è il paese delle contraddizioni. Siamo il terzo mercato europeo per l’omeopatia, dopo Francia e Germania. Ma il nostro settore è vittima di pesanti attacchi e discriminazioni perché manca una corretta informazione sui nostri farmaci.

Così una volta ci attaccano confondendoci con i no vax, un’altra per colpa di quelli che sostituiscono la chemioterapia con cure complementari. Poi c’è chi strumentalmente parla di acqua fresca perché non conosce l’utilizzo dei nostri farmaci, e chi parla di terapie alternative. Alternative a cosa? La medicina è una sola.

Infine ci sono i brutti fatti di cronaca, come quello che ha portato alla morte del piccolo Francesco, a causa di un’otite trascurata e degenerata fino alle conseguenze più estreme. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato. Questo vale per l’omeopatia e per qualunque categoria farmaceutica.

L’omeopatia è utilizzata da 20.000 specialisti, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 “a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te”.  I nostri farmaci sottostanno alle regole dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, il 30 giugno si conclude l’iter per la consegna all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaci, della documentazione   relativa   ai   singoli preparati per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore, e a tutela e sicurezza dei pazienti. Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l’utilizzo che ne viene fatto.

Nonostante i tempi un po’ stretti per le aziende del comparto, soprattutto le più piccole e quindi meno strutturate ad affrontare la complessa istruttoria, il processo di regolamentazione in atto aiuta a mettere alcuni punti fermi e, auspichiamo, a porre fine all’eterna e fastidiosa polemica su “sono farmaci” o “non sono farmaci”. Lo stabiliscono Aifa e Ministero della Salute.

Ma vediamo un po’ di storia. In Italia, fino al 1995, non c’era una normativa primaria sull’omeopatia. La produzione e la dispensazione degli omeopatici era regolamentata da un Dodecalogo del Consiglio superiore di sanità (pubblicato sulla GU n. 113 del 17.5.1989), dall’articolo 144 del TULS (relativo all’autorizzazione alla produzione), dal D.Lgs. n. 178 del 29.5.1991 e, infine, dalla nota 800.7/AG 25-5/3 del Ministero della sanità del 13 gennaio 1992. Tutti i provvedimenti tendevano comunque a garantire la salute del consumatore. Il Dodecalogo non definiva gli omeopatici come medicinali, ma come “rimedi”.

La Commissione UE, con l’intento di disciplinare la materia, ha dovuto mediare le varie normative esistenti nei Paesi membri; la medicina omeopatica, infatti, era riconosciuta ufficialmente in alcuni Stati, mentre in altri era solamente tollerata. Francia e Germania erano gli unici ad avere una legislazione completa nel settore omeopatico, ma talmente differente che un preparato prodotto in uno dei due Paesi non poteva facilmente circolare nell’altro.

Dopo un complesso iter normativo, l’Unione Europea ha fissato le linee guida per assicurare ai consumatori europei garanzie sulla qualità, sulla riproducibilità dei processi di fabbricazione e sull’innocuità dei medicinali omeopatici disponibili in tutti gli Stati, recepita in Italia con una serie di passaggi legisativi. Prima il Parlamento ha stabilito alcuni principi fondamentali, tra cui la procedura semplificata di registrazione. Il D.Lgs. n. 185/1995 decretava l’appartenenza dei prodotti omeopatici alla categoria dei medicinali e ne dava per la prima volta una definizione. La Direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) viene recepita dal nostro Paese con il D.Lgs. n. 219/2006 e prevede una procedura di registrazione semplificata ad hoc per i medicinali omeopatici. In data 21 giugno 2010 Aifa predispone un modello al quale per le domande di registrazione semplificata dei medicinali omeopatici. Il 30 giugno 2017 si è concluso il termine per la consegna dei dossier. Tutto quello che verrà autorizzato con l’attribuzione dell’AIC, resterà in vendita in farmacia. Il resto dovrà essere ritirato dal gennaio 2019. D’ora in poi si lavora così, al pari delle big Pharma.

Giovanni Gorga, Presidente Omeoimprese

2016 ANNO NERO DELL’OMEOPATIA. IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE, OMEOIMPRESE DIFFONDE I FATTURATI DEL SETTORE, CHE CHIUDE CON UN SEGNO MENO

Milano, 10 aprile 2017In occasione della Giornata dell’Omeopatia Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le più importanti case produttrici e distributrici di farmaci omeopatici, diffonde i fatturati 2016 e lancia un appello: senza un dialogo con il Governo e il rinvio di alcune stringenti scadenze burocratiche, il comparto rischia il tracollo.

“Rispetto all’anno 2015 – spiega il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga – il mercato ha avuto un decremento sia in termini di fatturato (-4,8{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}) sia in termini di numero di pezzi venduti (-7,4{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}). Negli ultimi 12 mesi le aziende hanno bruciato quasi 15milioni di euro, la prima e annunciata conseguenza della scadenza burocratica del 30 giugno 2017 termine ultimo per i produttori di farmaci per la consegna all’Agenzia del Farmaco delle domande di rinnovo dell’AIC relative ai prodotti già in commercio da 30 anni e più”.

“Le aziende – continua Gorga – hanno cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata. Inoltre per ogni farmaco omeopatico in commercio, esattamente come accade per gli allopatici, dovrà essere versata una tariffa annuale. Si tratta quindi, al momento, di un calo fisiologico, legato ad una selezione dei prodotti, che nasconde però un problema più serio”.

Da un censimento interno ad Omeoimprese risulta che sono circa 13.000 i medicinali attualmente in commercio. A seguito dei dossier di registrazione richiesti da AIFA ne resteranno sul mercato non più di 5.000/6.000. Il motivo di questa drastica riduzione va ricercato, soprattutto per quanto concerne le piccole e medie aziende, in una motivazione di tipo economica.

“In questi mesi come Omeoimprese – prosegue Gorga – ci stiamo battendo per ottenere dal Ministero della Salute una proroga alla scadenza del prossimo 30 giugno. Non si tratta di una mancanza di responsabilità da parte del settore, ma una richiesta di ossigeno. Senza un rinvio, tutto quello che non sarà stato consegnato nei termini di legge sparirà dagli scaffali delle farmacie alla fine del 2018. Una vera ecatombe per il settore con la perdita di 70milioni di euro, la chiusura delle attività italiane più piccole e 4.000 lavoratori con un futuro a rischio. Una situazione che andrebbe a vantaggio solo delle multinazionali straniere dell’omeopatia che distribuiscono in Italia e che sono dotate di altre risorse e mezzi”.

OMEOPATIA. L’ASSESSORE GALLERA VISITA GUNA, LA PIU’ GRANDE AZIENDA DEL SETTORE OMEOPATICO IN ITALIA

Milano, 31 marzo 2017 – In Lombardia trovano sede le principali aziende dell’omeopatia che producono ed esportano in tutto il mondo. L’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha visitato oggi la sede e i laboratori di GUNA, la più grande realtà del settore. Insieme a lui il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro e il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga.

Il settore dell’omeopatia impegna sul territorio lombardo oltre un migliaio di persone. Di queste circa 300 fanno parte dell’organico di GUNA che ha inaugurato i nuovi stabilimenti di via Palmanova nel 2008 diventando l’azienda più innovativa al mondo per la ricerca scientifica e la produzione di medicinali biologici.

GUNA, infatti, è un vero fiore all’occhiello del settore e copre una quota del mercato omeopatico del 31,2{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} con un fatturato di oltre 63 milioni di euro. Inoltre, i medicinali prodotti nel laboratorio di Milano vengono esportati in oltre 30 Paesi nel mondo.

“La registrazione di questi medicinali – ha commentato Alessandro Pizzoccaro, Presidente di GUNA e fondatore dell’azienda – rappresenta un significativo passo avanti sotto il profilo delle risorse terapeutiche a disposizione ogni giorno della classe medica. L’aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative è stato tale che se si fa un raffronto con i dati storici si scopre che in questi anni sono più che raddoppiati: oggi scelgono, infatti, le Medicinali Non Convenzionali ben 12.861.000 di cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni (Rapporto Italia 2017 di Eurispes). Questi dati sottolineano una crescita esponenziale che si allinea con i trend europei di diffusione delle Medicine Non Convenzionali”.

La visita dell’Assessore Gallera arriva in un momento molto delicato per il settore. E’ infatti ancora oggetto di discussione con il Ministero della Salute il tema della proroga per la registrazione dei farmaci omeopatici già in commercio da oltre 30 anni. Il 30 giugno 2017 è il termine ultimo per la consegna dei dossier di registrazione all’Agenzia del Farmaco ma i tempi sono troppo stretti a fronte della complessità burocratica dell’istruttoria richiesta.

“Per il settore è più che positivo l’onere legato alla registrazione dei farmaci, di fatto trattati e catalogati nello stesso modo dei prodotti allopatici – spiega Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese – Senza una proroga però il settore rischia il tracollo economico: 4000 posti di lavoro a rischio in tutta Italia e una perdita di fatturato di circa 90 milioni di euro. Il Ministero è a conoscenza da tempo di questo problema ma temporeggia e non prende posizione”.

Aprire le porte di GUNA è un modo ulteriore per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica una situazione che se dovesse sfuggire di mano provocherebbe numerosi danni a un settore che risulta invece essere in costante crescita come dimostrano gli 8 milioni di italiani che usano l’omeopatia e i 20.000 medici (pediatri del SSN inclusi) che integrano allopatia e terapie complementari.

Durante la visita il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro ha, inoltre, sollecitato l’attenzione dell’Assessore su una petizione pubblica sulla libertà di cura lanciata da un’Associazione di validi medici specializzati in medicine biologico-naturali, e sottoscritta in pochi giorni da migliaia di cittadini, per promuovere un approccio meno pregiudizievole nei confronti delle medicine complementari, mai come in questi anni oggetto di una durissima controffensiva mediatica tesa al loro screditamento. Con la petizione si chiede al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin di impegnarsi come dicastero, senza pregiudizi, ad applicare in Italia la Direttiva dell’OMS sulle Medicine Complementari e Non Convenzionali, e a promuovere ogni azione utile per evitare un approccio anti-scientifico, basato sul pregiudizio, verso questo paradigma di cura, definito “atto medico” dalla stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

OMEOPATIA: MINISTERO DELLA SALUTE NEGA LA PROROGA DI UN ANNO RICHIESTA DALLE AZIENDE PER LA REGISTRAZIONE DEI FARMACI IN COMMERCIO

Milano, 24 gennaio 2017 E’ una situazione di pesante incertezza quella che sta vivando il comparto dell’omeopatia a seguito della scadenza della registrazione dei farmaci in commercio. Una perdita di 90milioni di euro su 300 milioni di fatturato con decine di aziende a rischio chiusura è lo scenario che si prospetta al termine dell’incontro fra il Ministero della Salute e Omeoimprese, l’associazione che rappresenta i produttori di farmaci omeopatici.

Ad oggi rimane la contrarietà del Ministero alla proroga di un anno richiesta dalle aziende al Governo per presentare i dossier ad AIFA: un iter burocratico particolarmente complesso rischia così di far scomparire dal mercato migliaia di medicinali e le aziende saranno costrette a tagliare sui costi di produzione.

Duro il commento del presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, al termine dell’incontro: “L’Italia ha recepito solo nel 2010 una direttiva europea datata 2001. Perché, proprio oggi, tanta fretta? Il Ministro Lorenzin spieghi qual è l’ostacolo che impedisce di prendere in mano la situazione oggi. Qui c’è in gioco la libertà di scelta di 8milioni di Italiani e 4.000 posti di lavoro”.

“La mancata proroga metterà a rischio l’intero comparto – aggiunge Gorga – I dossier sono complessi e costosi e specialmente le aziende di piccole dimensioni non sono in grado di farsi carico di un simile lavoro senza penalizzare la produzione e gli investimenti. Il che vuol dire che molte saranno costrette a fare delle scelte con ripercussioni grandissime su tutta la filiera”.

“La richiesta di Omeoimprese – conclude il presidente – è sostenuta da tutte le forze parlamentari. Non si capisce perché il Governo debba avere un atteggiamento di chiusura verso la volontà popolare che il Parlamento, per sua natura, esprime”.

 

OMEOPATICI DA BANCO NEGLI USA, OMEOIMPRESE: “DISTINGUO FRA NOSTRI FARMACI CERTIFICATI DA AIFA E RIMEDI NATURALI. NOI IN COMMERCIO CON AIC DAL 2019”

1 dicembre 2016 – La polemica sull’efficacia o meno dell’omeopatia davvero non mi appassiona perché rischia di alimentare un’eterna controversia fra sostenitori e detrattori, favorevoli e contrari. Non posso però esimermi dal provare a fare chiarezza sulla notizia della circolare dalla Federal Trade Commission che invita i produttori di rimedi omeopatici negli Stati Uniti a riportare sull’etichetta la segnalazione che non ci sono studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia. Bene, per amore di verità ecco cosa accade nel Vecchio Continente e come siamo diversi dagli americani.

Innanzitutto negli Stati Uniti esiste una commistione fra farmaco omeopatico e rimedio naturale, cosa che non accade in Europa. In secondo luogo l’oggetto di

cui si è tanto discusso è una circolare, non una norma, anche perché la Federal Trade Commission è una sorta di Federconsumatori. In ultimo si deve considerare che il prodotto omeopatico oltreoceano non è considerato un vero farmaco, come avviene nel nostro Paese e nel resto d’Europa, dove le norme peraltro già prevedono che i medicinali omeopatici riportino l’indicazione “senza effetti terapeutici approvati”.

Negli USA gli omeopatici da banco sono autorizzati dalla Federal Drug Administration, l’equivalente della nostra Agenzia del Farmaco, ma non vengono sottoposti ad un processo di registrazione, come invece accade qui. Esiste un controsenso: la legge obbliga il produttore ad inserire le indicazioni terapeutiche in confezione, seppure queste non sono sostenute da nessuna procedura di registrazione, come generalmente accade per tutti i farmaci, compresi gli allopatici. Le due realtà non sono equiparabili: in America abbiamo “non farmaci” che riportano indicazioni terapeutiche mentre in Europa si distribuiscono farmaci che attualmente non possono segnalare sulla confezione le indicazioni d’uso.

Siccome esistono 8 milioni di italiani che ricorrono all’omeopatia (sondaggio EMG Acqua, marzo 2016) e che non vanno ignorati, mi preme piuttosto ricordare come in questi mesi le aziende sono impegnate in un complesso lavoro di allestimento di dossier per la registrazione dei medicinali omeopatici da consegnare ad AIFA, esattamente come accade per gli allopatici. Un traguardo frutto di battaglie per la regolamentazione di un settore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente considerato come strategico.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

SECONDO L’ULTIMO SONDAGGIO EMG ACQUA, L’11,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} DI CHI ABITUALMENTE NON VOTA, SI DICHIARA DISPONIBILE A DARE LA PREFERENZA A CHI SI SPENDE A SOSTEGNO DELLA MEDICINA OMEOPATICA

Milano, 22 novembre 2016 – Un bacino di 5,5milioni di italiani che può spostare l’esito di elezioni di alcune migliaia di voti. Lo dice un sondaggio realizzato da EMG Acqua per conto di Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le principali industrie farmaceutiche del mercato dell’omeopatia, che rivendica un’attenzione maggiore da parte della classe politica.

“In Italia, il settore, è considerato a torto il fanalino di coda della sanità – commenta il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga –. Con i 93milioni di fatturato, relativo al sell-in, nel 2015, sicuramente siamo un comparto sano e che non pesa sulla spesa sanitaria visto che prestazioni mediche e farmaci sono a carico del paziente. Rivendicare maggiore attenzione da parte della classe politica del Paese significa avere rispetto di quegli 8 milioni di italiani che dichiarano di far uso dell’omeopatia”.

Secondo il sondaggio, il 74,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli users, vale a dire 3 su 4, dicono che i politici stanno dedicando poca attenzione all’omeopatia. Se poi qualche forza politica mettesse in campo attività di valorizzazione della medicina omeopatica, ad esempio tariffe per la registrazione di nuovi medicinali più eque ed in linea con gli altri mercati europei o la possibilità di favorire con apposite procedure ad hoc l’introduzione delle indicazioni terapeutiche, l’11,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli “users” che solitamente non vanno alle urne, potrebbe cambiare idea e andare ad esprimere la propria preferenza. Chi ricorre all’omeopatia vota PD (32,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Movimento 5 Stelle (27,8{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Lega Nord, (13,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Forza Italia (11,9{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}).

FARMACI OMEOPATICI SULLO SCAFFALE CON L’AIC

Milano, 4 luglio 2016 – Farmaci omeopatici sicuri e con processi di registrazione sempre più simili a quelli tradizionali. E’ questo l’impegno assunto dalle nostre aziende d’intesa con AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, perché i percorsi terapeutici complementari siano sempre più chiari ed efficaci. Cosa significa? Per il consumatore, che a breve tutti i nostri prodotti saranno in farmacia con un AIC, come gli allopatici.

Per le aziende del settore, uno sforzo economico di alcuni milioni di euro a fronte di un fatturato complessivo annuo di 93 milioni di sell-in e una quantità di lavoro impressionante dovuto all’allestimento di dossiers comprensivi di prove di sicurezza e tossicologiche benché si parli di medicinali in commercio

da oltre 20 anni. Siamo però soddisfatti della collaborazione fra il settore ed AIFA. Per le nostre aziende la sicurezza è importante, così come la qualità della scelta terapeutica. A fronte di questa onerosa regolamentazione ci piacerebbe però, avviare una campagna istituzionale Omeoimprese-Ministero della Salute per un uso consapevole e guidato del medicinale omeopatico che, va ricordato, in virtù delle norme europee in vigore, è considerato medicinale a tutti gli effetti. Pertanto se da un lato è corretto allinearsi alle norme di regolamentazione, dall’altro è auspicabile una più seria considerazione del settore da parte delle Istituzioni. Secondo una indagine di EMG-Acqua per Omeoimprese, gli italiani che ricorrono all’omeopatia hanno iniziato su consiglio del farmacista (22,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), di parenti e amici (21,7{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}). Solo il 15,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} su indicazione del medico generico e il 14{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dello specialista.  Una maggior consapevolezza e conoscenza del farmaco e dei suoi effetti, dovrebbe invertire queste proporzioni con percorsi terapeutici impostati da professionisti della salute.

Come Omeoimprese vogliamo impegnarci affinché ciò avvenga, anche destinando fondi alla ricerca di base.  Ogni anno investiamo centinaia di migliaia di euro in studi clinici per testare l’efficacia dei farmaci. Uno sforzo che ha prodotto un’importante letteratura pubblicata sulle più importanti riviste mediche a dimostrazione della validità della terapia omeopatica, ma che da oggi va affiancato alla ricerca di base. Se vogliamo fare un salto di qualità ulteriore, dobbiamo destinare maggiori risorse ai centri di ricerca per meglio studiare il meccanismo d’azione che sta alla base dell’efficacia dei medicinali. Nell’interesse della salute di quegli 8 milioni di italiani che almeno una volta all’anno si affidano ai nostri farmaci.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

RICERCA SCIENTIFICA ED EVIDENZE CLINICHE: SEMPRE PIU’ ITALIANI RICORRONO ALLA “LOW DOSE MEDICINE”

Milano, 1 giugno 2016 – 8milioni di italiani si affidano all’omeopatia perché percepita come una disciplina medico-farmacologica “sicura” per assenza di effetti collaterali e controindicazioni. Ce lo dice un sondaggio che come Omeoimprese abbiamo commissionato ad EMG-Acqua, e i cui risultati tracciano un quadro molto positivo per il nostro settore, cresciuto del 2,8{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}.

La ricerca scientifica continua e gli effetti terapeutici dei nostri farmaci, fanno della Low Dose Medicine una realtà importante nei programmi di cura di molte malattie. Non è quindi un caso che il 20{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} di italiani si affidano all’omeopatia almeno una volta l’anno e i fatturati del settore continuano a crescere. La collaborazione fra le case farmaceutiche di prodotti omeopatici e le associazioni mediche, hanno permesso di passare negli anni da una medicina dell’evidenza ad una medicina dell’efficacia. Una medicina che non sostituisce le cure tradizionali ma le integra e affianca in maniera naturale e seguendo le caratteristiche e le esigenze di ognuno. E gli italiani la apprezzano senza più condizionamenti legati a dibattiti strumentali.

Secondo il nostro osservatorio, quindi, sappiamo oggi che il 4,5 per cento della popolazione si affida alle cure complementari con una frequenza quotidiana o settimanale. Inoltre, il 60,4 per cento di chi utilizza questo tipo di farmaci sono donne, per lo più di un’età compresa tra i 35 e i 54 anni. Oltre la metà degli utilizzatori, il 53,7 per cento, ha un’istruzione superiore.

Con l’omeopatia gli italiani curano soprattutto riniti e influenze, (63,6 per cento), dolori articolari o muscolari (30,4 per cento), allergie e problemi all’apparato respiratorio (21,8 per cento).

A fronte di questi dati è ancora più importante lavorare affinché venga definita una regolamentazione chiara per quel che riguarda la formazione in medicina omeopatica per tutelare al meglio i pazienti e gli oltre 20 mila medici che ogni giorno prescrivono cure omeopatiche. Ne abbiamo discusso lo scorso mese con i professionisti di AMIOT, l’Associazione Medica Italiana di Omotossicologia in occasione del XXVIII Congresso nazionale di Medicina Biologica svoltosi all’Università di Milano-Bicocca. I molteplici vantaggi emersi dalle testimonianze dei medici a congresso, cardiologi, oculisti, neurologi, pediatri, ginecologi, incoraggiano il settore ad andare avanti nella ricerca, ma ci pongono anche nelle condizioni di chiedere alle Istituzioni maggiori regole e chiarezza, nell’interesse dei pazienti.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese