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OMEOPATIA, SONDAGGIO OMEOIMPRESE: IL 5,3% DEGLI UTILIZZATORI DISPOSTI A CAMBIARE ORIENTAMENTO DI VOTO

Secondo un sondaggio condotto nel mese di ottobre da EMG Acqua per Omeoimprese, il 40% di chi utilizza i farmaci omeopatici si aspetta più attenzione dai partiti: 2,5milioni di italiani ritengono le politiche a favore delle medicine complementari un tema sensibile, tanto da arrivare ad influenzare le proprie scelte se chiamati alle urne.

Fra i milioni di utilizzatori, c’è un 5,3% propenso ad indirizzare la propria scelta politica a vantaggio di quei partiti capaci di mostrare interesse verso le istanze dell’omeopatia.

A commentare i dati dell’ultimo sondaggio, ci pensa il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, che denuncia quanto la classe politica eletta sia “indifferente alle istanze di una larga parte della popolazione italiana e condizionata nelle proprie scelte tanto da ridurre sempre ai minimi termini una questione che invece necessiterebbe per quantità di persone coinvolte di un’attenzione prioritaria”.

“Arroccarsi sull’annosa questione “funziona o non funziona?”  – prosegue Gorga – nulla aggiunge allo stucchevole dibattito tra sostenitori e detrattori. Sarebbe piuttosto molto più utile per milioni di italiani, siano essi utilizzatori o non, discutere di medicina omeopatica in modo costruttivo ad esempio riconoscendo al farmaco omeopatico la specificità e la peculiarità di cui gode negli altri Paesi d’Europa”.

A motivare le affermazioni dell’associazione delle aziende farmaceutiche omeopatiche è la bocciatura in Senato dell’emendamento alla legge di bilancio in cui si chiedeva un adeguamento delle tariffe relative ai soli medicinali omeopatici che hanno espletato la procedura per il rilascio dell’Aic, con importi più sostenibili per i fatturati del settore, ben diversi da quelli delle “Big Pharma” dell’allopatia.

“Per i politici l’omeopatia è un tabù– incalza Gorga – ma l’industria omeopatica versa ogni anno allo Stato circa 60milioni di euro. Non capisco perché ci si debba accanire nei confronti del settore. Non risolvere la questione legata alle tariffe si traduce in un duro colpo che la piccola e media impresa italiana, alla lunga, non sarà in grado di sostenere, lasciando campo libero a multinazionali straniere. Mi aspetto dai politici che risolvano i problemi delle imprese italiane e dei lavoratori italiani”.

 

I PRIMI FARMACI ENTRANO IN PRONTIARIO, MA PER LE AZIENDE E’ ALLARME TARIFFE

I medicinali omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti. Da AIFA stanno arrivando i primi degli oltre 3.000 codici di Autorizzazione all’Immissione in Commercio che verranno rilasciati entro la fine del 2018. Una vera rivoluzione per le aziende omeopatiche che hanno dovuto presentare una corposa documentazione e un elaborato dossier di registrazione ora al vaglio dell’Agenzia del Farmaco.

“Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa – spiega il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga – e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’AIC proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore”.

Pensare di trattare l’omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione.

“Il decreto Tariffe del Ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili – continua Gorga -. Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le big pharma. Una mossa, l’ennesima purtroppo, che va a penalizzare l’industria nazionale, lasciando invece carta bianca alle aziende straniere che, in Europa, sottostanno a regole e condizioni economiche meno stringenti. Le tariffe legate alla registrazione dei medicinali omeopatici e ad altre procedure come ad esempio la variazione di un componente all’interno del farmaco, non possono essere le stesse che si applicano ai medicinali tradizionali”.

Se a un prodotto che mediamente fattura mediamente 10/20 mila euro all’anno, viene chiesto di sostenere un importo tariffario quantificabile in migliaia di euro per una semplice e peraltro frequente “variazione” di composizione o di tipo amministrativo è evidente che l’azienda alla lunga non riuscirà più a sostenere questi costi. La conseguenza sarà il ritiro del farmaco dal commercio, chiusura della produzione e perdita di posti di lavoro.

“Siamo felici che anche l’Aifa e il Ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale – prosegue Gorga – ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all’omeopatia e se non troveranno medicine italiane in vendita compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà a favore delle aziende estere che hanno obblighi e costi inferiori da sostenere”.

L’obiettivo che Omeoimprese si pone per i prossimi mesi è, dunque, di lavorare con le Istituzioni per rivedere il decreto tariffe, in particolare per gli importi che toccano i medicinali attualmente in commercio e che sono oggetto di regolamentazione, altrimenti il settore subirà un nuovo contraccolpo, con ricadute economiche e sociali pesanti.

 

DIBATTITO PUBBLICO SU OMEOPATIA E OBESITA’, IL 18 OTTOBRE, A NAPOLI. LO PROMUOVE L’ ASSOCIAZIONE PAZIENTI OMEOPATICI CON IL CONTRIBUTO DI OMEOIMPRESE

Si parlerà di “Omeopatia e obesità” mercoledì 18 ottobre, dalle ore 16, all’Istituto di Cultura Meridionale di Napoli. Ad organizzare l’incontro è l’Associazione dei Pazienti Omeopatici – A.P.O. Italia con il contributo di Omeoimprese, realtà nazionale che rappresenta le aziende produttrici di medicinali omeopatici.

Si tratta di un appuntamento carico di significato per il settore, dopo il recente riconoscimento dei medicinali come “farmaci” da parte delle Istituzioni Nazionali, che di fatto va ad equiparare dal punto di vista giuridico prodotti allopatici ed omeopatici. “Omeoimprese  – spiega il presidente, Giovanni Gorga – affianca e sostiene appuntamenti come quello organizzato da A.P.O. per il contributo che offrono nel costruire una corretta cultura dell’omeopatia. La nostra associazione sta lavorando per abbattere il muro di pregiudizio che vede contrapposti farmaci convenzionali e medicine complementari, affermando la necessità di un approccio multidisciplinare da parte dei medici, nell’interesse della salute del paziente. Anche se siamo tutti consapevoli che restano ancora molti punti aperti per un effettivo riconoscimento della medicina omeopatica. Un ringraziamento importante va riconosciuto alla dott.ssa Marisa Certosino, presidente di A.P.O. che da anni ci supporta in questo importantissimo lavoro”

DAL 2019 FARMACI OMEOPATICI IN FARMACIA CON L’AIC. L’ITALIA E’ PRONTA A RIPENSARE ALL’OMEOPATIA?

Dal 1°gennaio 2019 tutti i prodotti omeopatici in commercio saranno classificati solo e unicamente medicinali, contrassegnati dall’AIC, vale a dire dall’Autorizzazione per l’Immissione in Commercio rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Fine delle polemiche. La parola preparato omeopatico, con buona pace dei detrattori della disciplina farmacologica, sparirà dal dizionario medico una volta per tutte. E l’omeopatia entrerà di diritto nel prontuario farmaceutico. Esattamente come avviene nel resto d’Europa.

Si tratta della più importante, seppur sofferta, rivoluzione del settore, che ci auguriamo possa mettere fine nel nostro Paese a forti condizionamenti di carattere ideologico che arrivano da una parte del mondo accademico che è stato in grado di influenzare la politica per decine di anni.

A causa di questo, non si sono mai create le condizioni per aprire un dialogo aperto e corretto. In Italia sappiamo a malapena che l’omeopata è un medico, e ci sono ancora persone convinte che chi pratica l’omeopatia sia una sorta di stregone. Proprio per la natura del prodotto omeopatico le aziende in passato non erano tenute ad avere strette relazioni con le Istituzioni, il Ministero della Salute e gli Enti tecnici, in primis AIFA, che ci sta supportando in questa fase di transizione. Oggi, invece, abbiamo compreso l’importanza del dialogo che stiamo costruendo giorno dopo giorno.

Il 30 giugno 2017 è stato l’ultimo giorno utile concesso alle case farmaceutiche omeopatiche per consegnare all’Agenzia del farmaco i dossier per l’ottenimento dell’AIC. Uno sforzo economico e burocratico importante, che sicuramente è costato grossi sacrifici, tra i quali quello di eliminare dalla produzione oltre il 40{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dei farmaci, unitari e complessi, attualmente in commercio. Nonostante ciò l’impegno di tutti è stato quello di preservare i posti di lavoro e assicurare ai malati continuità di cura attraverso una razionalizzazione dei nostri listini.

Già in questi giorni stanno cominciando ad arrivare da AIFA i primi favorevoli responsi. Ci auguriamo quindi che questo sia solo l’inizio di una nuova era per l’omeopatia in Italia. Sicuramente oggi più che mai sarà compito di Omeoimprese diffondere una migliore e corretta cultura dell’omeopatia. Dove il medico omeopata è un laureato in medicina che ha seguito scuole di specializzazione e i prodotti sono farmaci. Questo è ciò che da sempre avviene in Francia e Germania. L’Italia, che è il terzo mercato europeo, è pronta al “grande salto”?

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

I PRODOTTI OMEOPATICI SONO FARMACI PER LEGGE ANCHE IN ITALIA. OMEOIMPRESE: “ADESSO OCCORRE UNA CORRETTA CULTURA DELL’OMEOPATIA”

Milano, 18 luglio 2017 – Gli omeopatici non sono preparati, ma medicinali. Lo dice l’Agenzia Italiana del Farmaco. Il 30 giugno 2017 è scaduto il termine di presentazione dei dossier di registrazione dei prodotti omeopatici, che entro il 2019 otterranno l’AIC, l’autorizzazione all’immissione in commercio. “Con buona pace dei detrattori delle medicine complementari – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende dell’industria dell’omeopatia – d’ora in avanti quello che gli italiani troveranno in farmacia sarà riconosciuto farmaco per legge”.

“Alle aziende – prosegue Gorga – è stato chiesto dal Governo uno sforzo economico e burocratico importante, che sicuramente è costato grossi sacrifici, tra i quali quello di eliminare dalla produzione oltre il 40{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dei farmaci, unitari e complessi, attualmente in commercio. Nonostante ciò l’impegno di tutti è stato quello di preservare i posti di lavoro e assicurare ai malati continuità di cura attraverso una razionalizzazione dei nostri listini”.

Ora che l’omeopatia ha fatto il suo ingresso ufficiale nel prontuario farmaceutico nazionale, Omeoimprese si prepara per una nuova battaglia per affermare anche in Italia quanto all’estero, in Paesi come Francia e Germania, è da decenni normalità: una maggiore e corretta cultura dell’omeopatia da parte delle Istituzioni sanitarie e dell’opinione pubblica.

 

BASTA CON QUESTO CLIMA DA CACCIA ALLE STREGHE. L’OMEOPATIA NON E’ UNA MEDICINA ALTERNATIVA. LA LEGGE PARLA CHIARO, IN ITALIA COME IN TUTTI I PAESI DELL’EUROPA.

28 giugno 2017 – L’Italia è il paese delle contraddizioni. Siamo il terzo mercato europeo per l’omeopatia, dopo Francia e Germania. Ma il nostro settore è vittima di pesanti attacchi e discriminazioni perché manca una corretta informazione sui nostri farmaci.

Così una volta ci attaccano confondendoci con i no vax, un’altra per colpa di quelli che sostituiscono la chemioterapia con cure complementari. Poi c’è chi strumentalmente parla di acqua fresca perché non conosce l’utilizzo dei nostri farmaci, e chi parla di terapie alternative. Alternative a cosa? La medicina è una sola.

Infine ci sono i brutti fatti di cronaca, come quello che ha portato alla morte del piccolo Francesco, a causa di un’otite trascurata e degenerata fino alle conseguenze più estreme. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato. Questo vale per l’omeopatia e per qualunque categoria farmaceutica.

L’omeopatia è utilizzata da 20.000 specialisti, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 “a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te”.  I nostri farmaci sottostanno alle regole dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, il 30 giugno si conclude l’iter per la consegna all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaci, della documentazione   relativa   ai   singoli preparati per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore, e a tutela e sicurezza dei pazienti. Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l’utilizzo che ne viene fatto.

Nonostante i tempi un po’ stretti per le aziende del comparto, soprattutto le più piccole e quindi meno strutturate ad affrontare la complessa istruttoria, il processo di regolamentazione in atto aiuta a mettere alcuni punti fermi e, auspichiamo, a porre fine all’eterna e fastidiosa polemica su “sono farmaci” o “non sono farmaci”. Lo stabiliscono Aifa e Ministero della Salute.

Ma vediamo un po’ di storia. In Italia, fino al 1995, non c’era una normativa primaria sull’omeopatia. La produzione e la dispensazione degli omeopatici era regolamentata da un Dodecalogo del Consiglio superiore di sanità (pubblicato sulla GU n. 113 del 17.5.1989), dall’articolo 144 del TULS (relativo all’autorizzazione alla produzione), dal D.Lgs. n. 178 del 29.5.1991 e, infine, dalla nota 800.7/AG 25-5/3 del Ministero della sanità del 13 gennaio 1992. Tutti i provvedimenti tendevano comunque a garantire la salute del consumatore. Il Dodecalogo non definiva gli omeopatici come medicinali, ma come “rimedi”.

La Commissione UE, con l’intento di disciplinare la materia, ha dovuto mediare le varie normative esistenti nei Paesi membri; la medicina omeopatica, infatti, era riconosciuta ufficialmente in alcuni Stati, mentre in altri era solamente tollerata. Francia e Germania erano gli unici ad avere una legislazione completa nel settore omeopatico, ma talmente differente che un preparato prodotto in uno dei due Paesi non poteva facilmente circolare nell’altro.

Dopo un complesso iter normativo, l’Unione Europea ha fissato le linee guida per assicurare ai consumatori europei garanzie sulla qualità, sulla riproducibilità dei processi di fabbricazione e sull’innocuità dei medicinali omeopatici disponibili in tutti gli Stati, recepita in Italia con una serie di passaggi legisativi. Prima il Parlamento ha stabilito alcuni principi fondamentali, tra cui la procedura semplificata di registrazione. Il D.Lgs. n. 185/1995 decretava l’appartenenza dei prodotti omeopatici alla categoria dei medicinali e ne dava per la prima volta una definizione. La Direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) viene recepita dal nostro Paese con il D.Lgs. n. 219/2006 e prevede una procedura di registrazione semplificata ad hoc per i medicinali omeopatici. In data 21 giugno 2010 Aifa predispone un modello al quale per le domande di registrazione semplificata dei medicinali omeopatici. Il 30 giugno 2017 si è concluso il termine per la consegna dei dossier. Tutto quello che verrà autorizzato con l’attribuzione dell’AIC, resterà in vendita in farmacia. Il resto dovrà essere ritirato dal gennaio 2019. D’ora in poi si lavora così, al pari delle big Pharma.

Giovanni Gorga, Presidente Omeoimprese

SENZA PROROGA PER LA CONSEGNA DEI DOSSIER DEI FARMACI IN COMMERCIO, IN FUMO 90 MILIONI DI FATTURATO.

Milano, 16 gennaio 2017 – Un crollo fra i 70 e i 90 milioni di euro su 300milioni di fatturato annui, la scomparsa di piccole e medie aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questo lo scenario che si profila per il settore se non sarà prorogato a giugno 2018 il termine per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei farmaci omeopatici in commercio da 30 anni.

“Mesi di dialogo con il Governo non sono valsi a nulla – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende che producono e distribuiscono medicinali omeopatici –

Le nostre istanze sono state ignorate dal DL Milleproroghe: ora restano meno di due mesi per “correre ai ripari” ed evitare il peggio. Ma con quali certezze? Il processo di registrazione si è finalmente avviato, ma l’elevatissimo numero di dossier e le difficoltà emerse per le caratteristiche proprie dell’omeopatia e le connesse differenze con l’allopatia, richiedono almeno un anno in più per arrivare all’obiettivo.  Qui c’è in gioco il posto di lavoro di 4.000 addetti, decine di aziende rischiano la chiusura entro l’anno. Qual è la strategia del Ministero della Salute?”

Prosegue Gorga: “Come Omeoimprese, per anni, ci siamo battuti per una regolamentazione del settore, come peraltro avviene nel resto d’Europa. 8 milioni di Italiani (dati EMG Acqua marzo 2016) utilizzano i nostri farmaci, prescritti da 20.000 medici, con questo processo passeremo da circa 13.000 prodotti in commercio a 5/6.000. Abbiamo lavorato strenuamente con le Istituzioni e nel 2019 saremo in vendita in farmacia con l’AIC, esattamente come avviene per i medicinali allopatici. In fase di predisposizione dei dossier sono emerse alcune problematiche che hanno rallentato l’iter di registrazione dei farmaci ed ora i tempi sono davvero ristretti. Lo abbiamo comunicato ad AIFA, che peraltro si troverebbe paralizzata se tutti i documenti arrivassero simultaneamente. E lo abbiamo comunicato al Ministero della Salute, che ha rinviato la soluzione a marzo, con la spada di Damocle di imminenti elezioni politiche”.

Secondo il numero uno di Omeoimprese è arrivato il momento di parlare chiaro: “Il Ministero della Salute prenda una posizione ufficiale in questa vicenda. Le strade percorribili sono soltanto due: la proroga della scadenza dei dossier a giugno 2018 in fase di conversione in legge del decreto Milleproroghe, oppure una dichiarazione del Governo che motivi questo diniego e la volontà esplicita di affossare il settore. In barba a migliaia di lavoratori che rischiano il posto”.

OMEOPATICI DA BANCO NEGLI USA, OMEOIMPRESE: “DISTINGUO FRA NOSTRI FARMACI CERTIFICATI DA AIFA E RIMEDI NATURALI. NOI IN COMMERCIO CON AIC DAL 2019”

1 dicembre 2016 – La polemica sull’efficacia o meno dell’omeopatia davvero non mi appassiona perché rischia di alimentare un’eterna controversia fra sostenitori e detrattori, favorevoli e contrari. Non posso però esimermi dal provare a fare chiarezza sulla notizia della circolare dalla Federal Trade Commission che invita i produttori di rimedi omeopatici negli Stati Uniti a riportare sull’etichetta la segnalazione che non ci sono studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia. Bene, per amore di verità ecco cosa accade nel Vecchio Continente e come siamo diversi dagli americani.

Innanzitutto negli Stati Uniti esiste una commistione fra farmaco omeopatico e rimedio naturale, cosa che non accade in Europa. In secondo luogo l’oggetto di

cui si è tanto discusso è una circolare, non una norma, anche perché la Federal Trade Commission è una sorta di Federconsumatori. In ultimo si deve considerare che il prodotto omeopatico oltreoceano non è considerato un vero farmaco, come avviene nel nostro Paese e nel resto d’Europa, dove le norme peraltro già prevedono che i medicinali omeopatici riportino l’indicazione “senza effetti terapeutici approvati”.

Negli USA gli omeopatici da banco sono autorizzati dalla Federal Drug Administration, l’equivalente della nostra Agenzia del Farmaco, ma non vengono sottoposti ad un processo di registrazione, come invece accade qui. Esiste un controsenso: la legge obbliga il produttore ad inserire le indicazioni terapeutiche in confezione, seppure queste non sono sostenute da nessuna procedura di registrazione, come generalmente accade per tutti i farmaci, compresi gli allopatici. Le due realtà non sono equiparabili: in America abbiamo “non farmaci” che riportano indicazioni terapeutiche mentre in Europa si distribuiscono farmaci che attualmente non possono segnalare sulla confezione le indicazioni d’uso.

Siccome esistono 8 milioni di italiani che ricorrono all’omeopatia (sondaggio EMG Acqua, marzo 2016) e che non vanno ignorati, mi preme piuttosto ricordare come in questi mesi le aziende sono impegnate in un complesso lavoro di allestimento di dossier per la registrazione dei medicinali omeopatici da consegnare ad AIFA, esattamente come accade per gli allopatici. Un traguardo frutto di battaglie per la regolamentazione di un settore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente considerato come strategico.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

SECONDO L’ULTIMO SONDAGGIO EMG ACQUA, L’11,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} DI CHI ABITUALMENTE NON VOTA, SI DICHIARA DISPONIBILE A DARE LA PREFERENZA A CHI SI SPENDE A SOSTEGNO DELLA MEDICINA OMEOPATICA

Milano, 22 novembre 2016 – Un bacino di 5,5milioni di italiani che può spostare l’esito di elezioni di alcune migliaia di voti. Lo dice un sondaggio realizzato da EMG Acqua per conto di Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le principali industrie farmaceutiche del mercato dell’omeopatia, che rivendica un’attenzione maggiore da parte della classe politica.

“In Italia, il settore, è considerato a torto il fanalino di coda della sanità – commenta il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga –. Con i 93milioni di fatturato, relativo al sell-in, nel 2015, sicuramente siamo un comparto sano e che non pesa sulla spesa sanitaria visto che prestazioni mediche e farmaci sono a carico del paziente. Rivendicare maggiore attenzione da parte della classe politica del Paese significa avere rispetto di quegli 8 milioni di italiani che dichiarano di far uso dell’omeopatia”.

Secondo il sondaggio, il 74,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli users, vale a dire 3 su 4, dicono che i politici stanno dedicando poca attenzione all’omeopatia. Se poi qualche forza politica mettesse in campo attività di valorizzazione della medicina omeopatica, ad esempio tariffe per la registrazione di nuovi medicinali più eque ed in linea con gli altri mercati europei o la possibilità di favorire con apposite procedure ad hoc l’introduzione delle indicazioni terapeutiche, l’11,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli “users” che solitamente non vanno alle urne, potrebbe cambiare idea e andare ad esprimere la propria preferenza. Chi ricorre all’omeopatia vota PD (32,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Movimento 5 Stelle (27,8{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Lega Nord, (13,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), Forza Italia (11,9{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}).

CRESCE IL NUMERO DEI PEDIATRI DEL SSN CHE PRESCRIVONO FARMACI OMEOPATICI: 1 SU 3

Milano, 30 settembre 2016 – Quasi un pediatra di famiglia su 3 affianca l’omeopatia alle cure farmacologiche tradizionali. Lo dice un’indagine presentata dal presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, in occasione del X Congresso Nazionale FIMP (Federazione Medici Pediatri) in corso a Pisa. Il dato indica una progressiva diffusione delle medicine complementari nella cura dei bambini, in affiancamento (non in alternativa) ai prodotti allopatici.

“Il sondaggio – racconta Gorga – è frutto di una consultazione online avvenuta prima dell’estate fra i 5.400 pediatri aderenti alla più importante e rappresentativa associazione di specialisti. Il 98{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} delle risposte al questionario è pervenuta dai pediatri convenzionati con il SSN. Il 30{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli intervistati ha dichiarato un utilizzo quotidiano dell’omeopatia, sottolineando un approccio olistico alla salute del bambino”.

I dati sono in linea con quanto emerso nel corso dell’ultima fotografia del settore diffusa a marzo 2016 da Omeoimprese, secondo la quale il 36{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} degli 8 milioni gli italiani che ricorrono all’omeopatia lo fa anche per i propri bambini. L’indagine FIMP sottolinea una lieve ma costante crescita dell’utilizzo del farmaco omeopatico su prescrizione medica: nel 2012 la percentuale dei pediatri (35{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} ASL, 47{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} ospedalieri) si attestava al 23{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}(*).

La forma farmaceutica più utilizzata sono le gocce nella fascia di età 0-2 anni ed in granuli, seguiti dalla dose globuli nella fascia 2-10 anni. Veramente minima la percentuale di effetti avversi riscontrati dai pediatri. I pediatri ricorrono all’omeopatia per malattie delle vie respiratorie (68{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), allergie, problemi dermatologici, gastroenteriti, malattie dell’alimentazione, problemi metabolici (85{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), patologie nervose (61{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}) e disturbi del sonno.

I pediatri che ricorrono all’omeopatia, sempre secondo la ricerca, sono specialisti con alle spalle corsi post universitari triennali (54{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}) e spesso iscritti regolarmente ad un registro per la pratica omeopatica (31{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}) presso gli ordini dei medici.

“I vantaggi emersi dalle testimonianze dei medici della FIMP – continua Gorga – incoraggiano il settore ad andare avanti nella ricerca al servizio della salute delle famiglie italiane, ma ci pongono anche nelle condizioni di chiedere alle Istituzioni una maggiore attenzione verso il settore, visto il particolare momento che ci inserisce di diritto nel mercato farmaceutico. Siamo felici che al sondaggio abbiano riposto in prevalenza medici pediatri del SSN e con una formazione specialistica. I nostri prodotti sono farmaci a tutti gli effetti, tanto è vero che sono sottoposti ad un esame molto severo da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come del resto richiede la normativa europea e dal 2019 i medicinali sul mercato dovranno avere l’AIC”.

(*) fonte Società Italiana di Pediatria, maggio 2012 – indagine condotta su un analogo campione numerico di medici pediatri.