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I PRIMI FARMACI ENTRANO IN PRONTIARIO, MA PER LE AZIENDE E’ ALLARME TARIFFE

I medicinali omeopatici sono farmaci a tutti gli effetti. Da AIFA stanno arrivando i primi degli oltre 3.000 codici di Autorizzazione all’Immissione in Commercio che verranno rilasciati entro la fine del 2018. Una vera rivoluzione per le aziende omeopatiche che hanno dovuto presentare una corposa documentazione e un elaborato dossier di registrazione ora al vaglio dell’Agenzia del Farmaco.

“Le aziende hanno dovuto sostenere onerosi investimenti per adeguarsi alle richieste di Aifa – spiega il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga – e da gennaio 2019 tutti i medicinali omeopatici in commercio avranno ottenuto l’AIC proprio come avviene per i farmaci allopatici. Vi sono, però, sostanziali differenze che rischiano di mettere in ginocchio il settore”.

Pensare di trattare l’omeopatia alla stessa stregua della medicina tradizionale implica un errore di valutazione. Le aziende omeopatiche, infatti, hanno dimensioni inferiori rispetto alle aziende farmaceutiche e non possono permettersi di affrontare gli stessi costi di registrazione.

“Il decreto Tariffe del Ministro Lorenzin dello scorso febbraio 2016 stabilisce importi tariffari assolutamente improponibili – continua Gorga -. Si tratta di cifre insostenibili per un settore che comunque non può né vuole pensare di competere con le big pharma. Una mossa, l’ennesima purtroppo, che va a penalizzare l’industria nazionale, lasciando invece carta bianca alle aziende straniere che, in Europa, sottostanno a regole e condizioni economiche meno stringenti. Le tariffe legate alla registrazione dei medicinali omeopatici e ad altre procedure come ad esempio la variazione di un componente all’interno del farmaco, non possono essere le stesse che si applicano ai medicinali tradizionali”.

Se a un prodotto che mediamente fattura mediamente 10/20 mila euro all’anno, viene chiesto di sostenere un importo tariffario quantificabile in migliaia di euro per una semplice e peraltro frequente “variazione” di composizione o di tipo amministrativo è evidente che l’azienda alla lunga non riuscirà più a sostenere questi costi. La conseguenza sarà il ritiro del farmaco dal commercio, chiusura della produzione e perdita di posti di lavoro.

“Siamo felici che anche l’Aifa e il Ministero abbiamo riconosciuto a tutti gli effetti il valore dell’omeopatia rispetto alla medicina tradizionale – prosegue Gorga – ma occorre che ogni settore venga considerato in base alle singole peculiarità. In Italia sono oltre 8 milioni le persone che si rivolgono all’omeopatia e se non troveranno medicine italiane in vendita compreranno preparati stranieri. Il settore in Italia morirà a favore delle aziende estere che hanno obblighi e costi inferiori da sostenere”.

L’obiettivo che Omeoimprese si pone per i prossimi mesi è, dunque, di lavorare con le Istituzioni per rivedere il decreto tariffe, in particolare per gli importi che toccano i medicinali attualmente in commercio e che sono oggetto di regolamentazione, altrimenti il settore subirà un nuovo contraccolpo, con ricadute economiche e sociali pesanti.

 

DAL 2019 FARMACI OMEOPATICI IN FARMACIA CON L’AIC. L’ITALIA E’ PRONTA A RIPENSARE ALL’OMEOPATIA?

Dal 1°gennaio 2019 tutti i prodotti omeopatici in commercio saranno classificati solo e unicamente medicinali, contrassegnati dall’AIC, vale a dire dall’Autorizzazione per l’Immissione in Commercio rilasciata dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Fine delle polemiche. La parola preparato omeopatico, con buona pace dei detrattori della disciplina farmacologica, sparirà dal dizionario medico una volta per tutte. E l’omeopatia entrerà di diritto nel prontuario farmaceutico. Esattamente come avviene nel resto d’Europa.

Si tratta della più importante, seppur sofferta, rivoluzione del settore, che ci auguriamo possa mettere fine nel nostro Paese a forti condizionamenti di carattere ideologico che arrivano da una parte del mondo accademico che è stato in grado di influenzare la politica per decine di anni.

A causa di questo, non si sono mai create le condizioni per aprire un dialogo aperto e corretto. In Italia sappiamo a malapena che l’omeopata è un medico, e ci sono ancora persone convinte che chi pratica l’omeopatia sia una sorta di stregone. Proprio per la natura del prodotto omeopatico le aziende in passato non erano tenute ad avere strette relazioni con le Istituzioni, il Ministero della Salute e gli Enti tecnici, in primis AIFA, che ci sta supportando in questa fase di transizione. Oggi, invece, abbiamo compreso l’importanza del dialogo che stiamo costruendo giorno dopo giorno.

Il 30 giugno 2017 è stato l’ultimo giorno utile concesso alle case farmaceutiche omeopatiche per consegnare all’Agenzia del farmaco i dossier per l’ottenimento dell’AIC. Uno sforzo economico e burocratico importante, che sicuramente è costato grossi sacrifici, tra i quali quello di eliminare dalla produzione oltre il 40{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dei farmaci, unitari e complessi, attualmente in commercio. Nonostante ciò l’impegno di tutti è stato quello di preservare i posti di lavoro e assicurare ai malati continuità di cura attraverso una razionalizzazione dei nostri listini.

Già in questi giorni stanno cominciando ad arrivare da AIFA i primi favorevoli responsi. Ci auguriamo quindi che questo sia solo l’inizio di una nuova era per l’omeopatia in Italia. Sicuramente oggi più che mai sarà compito di Omeoimprese diffondere una migliore e corretta cultura dell’omeopatia. Dove il medico omeopata è un laureato in medicina che ha seguito scuole di specializzazione e i prodotti sono farmaci. Questo è ciò che da sempre avviene in Francia e Germania. L’Italia, che è il terzo mercato europeo, è pronta al “grande salto”?

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

I PRODOTTI OMEOPATICI SONO FARMACI PER LEGGE ANCHE IN ITALIA. OMEOIMPRESE: “ADESSO OCCORRE UNA CORRETTA CULTURA DELL’OMEOPATIA”

Milano, 18 luglio 2017 – Gli omeopatici non sono preparati, ma medicinali. Lo dice l’Agenzia Italiana del Farmaco. Il 30 giugno 2017 è scaduto il termine di presentazione dei dossier di registrazione dei prodotti omeopatici, che entro il 2019 otterranno l’AIC, l’autorizzazione all’immissione in commercio. “Con buona pace dei detrattori delle medicine complementari – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende dell’industria dell’omeopatia – d’ora in avanti quello che gli italiani troveranno in farmacia sarà riconosciuto farmaco per legge”.

“Alle aziende – prosegue Gorga – è stato chiesto dal Governo uno sforzo economico e burocratico importante, che sicuramente è costato grossi sacrifici, tra i quali quello di eliminare dalla produzione oltre il 40{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dei farmaci, unitari e complessi, attualmente in commercio. Nonostante ciò l’impegno di tutti è stato quello di preservare i posti di lavoro e assicurare ai malati continuità di cura attraverso una razionalizzazione dei nostri listini”.

Ora che l’omeopatia ha fatto il suo ingresso ufficiale nel prontuario farmaceutico nazionale, Omeoimprese si prepara per una nuova battaglia per affermare anche in Italia quanto all’estero, in Paesi come Francia e Germania, è da decenni normalità: una maggiore e corretta cultura dell’omeopatia da parte delle Istituzioni sanitarie e dell’opinione pubblica.

 

OMEOPATIA AL BIVIO: UN ANNO DI TEMPO IN PIU’ PER IL RINNOVO DELL’AIC DEI FARMACI IN COMMERCIO DAL 1995 O VIA DAL MERCATO 6.000 PRODOTTI

Milano, giugno 2017 – Il comparto dell’omeopatia è ad un bivio: se non verrà rinviata di un anno la scadenza del 30 giugno per il rinnovo delle autorizzazioni per i preparati in commercio dal ’95, in Italia rimarranno non più di due-tremila preparati omeopatici, rispetto ai 10-12mila di oggi. Dopo anni di battaglie che ci hanno portato ad equiparare i farmaci omeopatici ed allopatici, oggi le aziende italiane si trovano a combattere contro la burocrazia e una deadline troppo stretta: appena 3 mesi di tempo per presentare all’Agenzia Italiana del Farmaco dossier molto complessi e onerosi. Diversamente il 31 dicembre 2017 molti prodotti scompariranno dagli scaffali delle farmacie causando grossi disagi a pazienti e medici costretti a rivedere i percorsi terapeutici e un crollo del settore. Sono 4.000 gli addetti che rischiano il posto di lavoro, decine le aziende piccole che saranno costrette a chiudere i battenti a causa di una perdita di fatturato che, complessivamente per il mercato italiano si attesta sui 90milioni di euro sui 300 complessivi.

Uno scenario che avrebbe dovuto bastare al Governo per concedere 12 mesi di proroga al settore per “mettersi in pari” con le procedure richieste.  Non è mancanza di volontà da parte delle aziende il ritardo con cui si stanno consegnando i dossier ad AIFA. Il problema vero sta nella complessità delle procedure, di cui ci siamo accorti solo a lavoro avviato, causando ritardi: ha inciso la novità assoluta del lavoro da mettere in campo, le specificità della nostra disciplina, nonché i costi, comunque elevati per molte aziende. Il rinvio serve per consentire a tutti di completare il lavoro, non per altro l’ordine del giorno impegna le aziende a versare comunque entro la scadenza di giugno un acconto sulle tariffe di registrazione che presenteranno all’Aifa. Ne abbiamo parlato con AIFA, con la quale abbiamo avviato una proficua collaborazione. Ne abbiamo parlato soprattutto con il Ministero della Salute a cui avevamo inizialmente proposto di recepire le nostre stanze in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe. La risposta è stata una bocciatura degli emendamenti favorevoli al rinvio presentati trasversalmente da tutte le forze politiche.

Sopravvivono soltanto due ordini del giorno (on. Mandelli, on. Rondini, on. Palese), che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di una proroga della scadenza stante «la rilevanza e la complessità della procedura» gestita dall’Aifa.

E al quale ora Omeoimprese affida le sue residue speranze.

Il Milleproroghe rappresentava il contenitore perfetto per un provvedimento come questo. Adesso la strada è in salita. Il tempo stringe e dobbiamo continuare a cercare il dialogo con le istituzioni. Nelle scorse settimane è stata presentata un’interrogazione che chiede al Ministero come intende agire in vista della scadenza di giugno. Di certo cresce la preoccupazione, senza rinvio rischiano di sparire dal mercato migliaia di prodotti e molte piccole aziende, con effetti a cascata non solo sui pazienti e sui medici ma anche sulle farmacie.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

BAMBINO MORTO PER OTITE, IL PRESIDENTE GIOVANNI GORGA: “PRODUCIAMO FARMACI, NON ACQUA FRESCA. CAMPAGNA MEDIATICA VIOLENTISSIMA CHE DANNEGGIA IL SETTORE

Milano 20 giugno 2017 – “Nel condannare fermamente il gravissimo fatto di cronaca ed esprimendo la vicinanza ai familiari del piccolo Francesco, abbiamo anche il dovere non fare allarmismo criminalizzando una branca della medicina ed i farmaci omeopatici che in molti Paesi del Mondo e nella totalità dell’Unione Europea sono riconosciuti, regolamentati ed utilizzati senza strumentalizzazioni.

La violenza degli attacchi di questi giorni non ha precedenti. Viene messo in dubbio il valore terapeutico dei nostri prodotti, fomentando un vero e proprio clima vessatorio, a danno delle aziende, dei 4.000 addetti del comparto e di quei 20.000 medici, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole di specializzazione accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te o degli “apprendisti stregoni”.

Vogliamo ricordare che i medicinali delle nostre aziende sono classificati farmaci dal una Direttiva Europea e per questo validati dall’Agenzia Italiana del Farmaco. Dal 2019, come richiesto da una precisa legge in vigore in tutti i Paesi dell’Unione Europea, saranno in vendita con l’AIC (l’autorizzazione all’immissione in commercio) esattamente come gli allopatici. L’omeopatia è riconosciuta nella maggior parte dei Paesi dell’Europa e, in molti di questi, è dispensata dal Servizio Sanitario Nazionale. Le nostre aziende sottostanno ai controlli sulla qualità e sulla produzione a cui tutte le case farmaceutiche si sottopongono periodicamente.

Riteniamo inaccettabili le affermazioni espresse a livello mediatico in quanto inesatte, scorrette e lesive di alcuni principi sanciti dalla Carta Costituzionale.

2016 ANNO NERO DELL’OMEOPATIA. IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE, OMEOIMPRESE DIFFONDE I FATTURATI DEL SETTORE, CHE CHIUDE CON UN SEGNO MENO

Milano, 10 aprile 2017In occasione della Giornata dell’Omeopatia Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le più importanti case produttrici e distributrici di farmaci omeopatici, diffonde i fatturati 2016 e lancia un appello: senza un dialogo con il Governo e il rinvio di alcune stringenti scadenze burocratiche, il comparto rischia il tracollo.

“Rispetto all’anno 2015 – spiega il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga – il mercato ha avuto un decremento sia in termini di fatturato (-4,8{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}) sia in termini di numero di pezzi venduti (-7,4{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}). Negli ultimi 12 mesi le aziende hanno bruciato quasi 15milioni di euro, la prima e annunciata conseguenza della scadenza burocratica del 30 giugno 2017 termine ultimo per i produttori di farmaci per la consegna all’Agenzia del Farmaco delle domande di rinnovo dell’AIC relative ai prodotti già in commercio da 30 anni e più”.

“Le aziende – continua Gorga – hanno cominciato a ritirare i prodotti per i quali non intendono rinnovare le autorizzazioni, una procedura onerosa e complicata. Inoltre per ogni farmaco omeopatico in commercio, esattamente come accade per gli allopatici, dovrà essere versata una tariffa annuale. Si tratta quindi, al momento, di un calo fisiologico, legato ad una selezione dei prodotti, che nasconde però un problema più serio”.

Da un censimento interno ad Omeoimprese risulta che sono circa 13.000 i medicinali attualmente in commercio. A seguito dei dossier di registrazione richiesti da AIFA ne resteranno sul mercato non più di 5.000/6.000. Il motivo di questa drastica riduzione va ricercato, soprattutto per quanto concerne le piccole e medie aziende, in una motivazione di tipo economica.

“In questi mesi come Omeoimprese – prosegue Gorga – ci stiamo battendo per ottenere dal Ministero della Salute una proroga alla scadenza del prossimo 30 giugno. Non si tratta di una mancanza di responsabilità da parte del settore, ma una richiesta di ossigeno. Senza un rinvio, tutto quello che non sarà stato consegnato nei termini di legge sparirà dagli scaffali delle farmacie alla fine del 2018. Una vera ecatombe per il settore con la perdita di 70milioni di euro, la chiusura delle attività italiane più piccole e 4.000 lavoratori con un futuro a rischio. Una situazione che andrebbe a vantaggio solo delle multinazionali straniere dell’omeopatia che distribuiscono in Italia e che sono dotate di altre risorse e mezzi”.

OMEOPATIA. L’ASSESSORE GALLERA VISITA GUNA, LA PIU’ GRANDE AZIENDA DEL SETTORE OMEOPATICO IN ITALIA

Milano, 31 marzo 2017 – In Lombardia trovano sede le principali aziende dell’omeopatia che producono ed esportano in tutto il mondo. L’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha visitato oggi la sede e i laboratori di GUNA, la più grande realtà del settore. Insieme a lui il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro e il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga.

Il settore dell’omeopatia impegna sul territorio lombardo oltre un migliaio di persone. Di queste circa 300 fanno parte dell’organico di GUNA che ha inaugurato i nuovi stabilimenti di via Palmanova nel 2008 diventando l’azienda più innovativa al mondo per la ricerca scientifica e la produzione di medicinali biologici.

GUNA, infatti, è un vero fiore all’occhiello del settore e copre una quota del mercato omeopatico del 31,2{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} con un fatturato di oltre 63 milioni di euro. Inoltre, i medicinali prodotti nel laboratorio di Milano vengono esportati in oltre 30 Paesi nel mondo.

“La registrazione di questi medicinali – ha commentato Alessandro Pizzoccaro, Presidente di GUNA e fondatore dell’azienda – rappresenta un significativo passo avanti sotto il profilo delle risorse terapeutiche a disposizione ogni giorno della classe medica. L’aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative è stato tale che se si fa un raffronto con i dati storici si scopre che in questi anni sono più che raddoppiati: oggi scelgono, infatti, le Medicinali Non Convenzionali ben 12.861.000 di cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni (Rapporto Italia 2017 di Eurispes). Questi dati sottolineano una crescita esponenziale che si allinea con i trend europei di diffusione delle Medicine Non Convenzionali”.

La visita dell’Assessore Gallera arriva in un momento molto delicato per il settore. E’ infatti ancora oggetto di discussione con il Ministero della Salute il tema della proroga per la registrazione dei farmaci omeopatici già in commercio da oltre 30 anni. Il 30 giugno 2017 è il termine ultimo per la consegna dei dossier di registrazione all’Agenzia del Farmaco ma i tempi sono troppo stretti a fronte della complessità burocratica dell’istruttoria richiesta.

“Per il settore è più che positivo l’onere legato alla registrazione dei farmaci, di fatto trattati e catalogati nello stesso modo dei prodotti allopatici – spiega Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese – Senza una proroga però il settore rischia il tracollo economico: 4000 posti di lavoro a rischio in tutta Italia e una perdita di fatturato di circa 90 milioni di euro. Il Ministero è a conoscenza da tempo di questo problema ma temporeggia e non prende posizione”.

Aprire le porte di GUNA è un modo ulteriore per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica una situazione che se dovesse sfuggire di mano provocherebbe numerosi danni a un settore che risulta invece essere in costante crescita come dimostrano gli 8 milioni di italiani che usano l’omeopatia e i 20.000 medici (pediatri del SSN inclusi) che integrano allopatia e terapie complementari.

Durante la visita il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro ha, inoltre, sollecitato l’attenzione dell’Assessore su una petizione pubblica sulla libertà di cura lanciata da un’Associazione di validi medici specializzati in medicine biologico-naturali, e sottoscritta in pochi giorni da migliaia di cittadini, per promuovere un approccio meno pregiudizievole nei confronti delle medicine complementari, mai come in questi anni oggetto di una durissima controffensiva mediatica tesa al loro screditamento. Con la petizione si chiede al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin di impegnarsi come dicastero, senza pregiudizi, ad applicare in Italia la Direttiva dell’OMS sulle Medicine Complementari e Non Convenzionali, e a promuovere ogni azione utile per evitare un approccio anti-scientifico, basato sul pregiudizio, verso questo paradigma di cura, definito “atto medico” dalla stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

OMEOPATIA: MINISTERO DELLA SALUTE NEGA LA PROROGA DI UN ANNO RICHIESTA DALLE AZIENDE PER LA REGISTRAZIONE DEI FARMACI IN COMMERCIO

Milano, 24 gennaio 2017 E’ una situazione di pesante incertezza quella che sta vivando il comparto dell’omeopatia a seguito della scadenza della registrazione dei farmaci in commercio. Una perdita di 90milioni di euro su 300 milioni di fatturato con decine di aziende a rischio chiusura è lo scenario che si prospetta al termine dell’incontro fra il Ministero della Salute e Omeoimprese, l’associazione che rappresenta i produttori di farmaci omeopatici.

Ad oggi rimane la contrarietà del Ministero alla proroga di un anno richiesta dalle aziende al Governo per presentare i dossier ad AIFA: un iter burocratico particolarmente complesso rischia così di far scomparire dal mercato migliaia di medicinali e le aziende saranno costrette a tagliare sui costi di produzione.

Duro il commento del presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, al termine dell’incontro: “L’Italia ha recepito solo nel 2010 una direttiva europea datata 2001. Perché, proprio oggi, tanta fretta? Il Ministro Lorenzin spieghi qual è l’ostacolo che impedisce di prendere in mano la situazione oggi. Qui c’è in gioco la libertà di scelta di 8milioni di Italiani e 4.000 posti di lavoro”.

“La mancata proroga metterà a rischio l’intero comparto – aggiunge Gorga – I dossier sono complessi e costosi e specialmente le aziende di piccole dimensioni non sono in grado di farsi carico di un simile lavoro senza penalizzare la produzione e gli investimenti. Il che vuol dire che molte saranno costrette a fare delle scelte con ripercussioni grandissime su tutta la filiera”.

“La richiesta di Omeoimprese – conclude il presidente – è sostenuta da tutte le forze parlamentari. Non si capisce perché il Governo debba avere un atteggiamento di chiusura verso la volontà popolare che il Parlamento, per sua natura, esprime”.

 

SENZA PROROGA PER LA CONSEGNA DEI DOSSIER DEI FARMACI IN COMMERCIO, IN FUMO 90 MILIONI DI FATTURATO.

Milano, 16 gennaio 2017 – Un crollo fra i 70 e i 90 milioni di euro su 300milioni di fatturato annui, la scomparsa di piccole e medie aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questo lo scenario che si profila per il settore se non sarà prorogato a giugno 2018 il termine per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei farmaci omeopatici in commercio da 30 anni.

“Mesi di dialogo con il Governo non sono valsi a nulla – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende che producono e distribuiscono medicinali omeopatici –

Le nostre istanze sono state ignorate dal DL Milleproroghe: ora restano meno di due mesi per “correre ai ripari” ed evitare il peggio. Ma con quali certezze? Il processo di registrazione si è finalmente avviato, ma l’elevatissimo numero di dossier e le difficoltà emerse per le caratteristiche proprie dell’omeopatia e le connesse differenze con l’allopatia, richiedono almeno un anno in più per arrivare all’obiettivo.  Qui c’è in gioco il posto di lavoro di 4.000 addetti, decine di aziende rischiano la chiusura entro l’anno. Qual è la strategia del Ministero della Salute?”

Prosegue Gorga: “Come Omeoimprese, per anni, ci siamo battuti per una regolamentazione del settore, come peraltro avviene nel resto d’Europa. 8 milioni di Italiani (dati EMG Acqua marzo 2016) utilizzano i nostri farmaci, prescritti da 20.000 medici, con questo processo passeremo da circa 13.000 prodotti in commercio a 5/6.000. Abbiamo lavorato strenuamente con le Istituzioni e nel 2019 saremo in vendita in farmacia con l’AIC, esattamente come avviene per i medicinali allopatici. In fase di predisposizione dei dossier sono emerse alcune problematiche che hanno rallentato l’iter di registrazione dei farmaci ed ora i tempi sono davvero ristretti. Lo abbiamo comunicato ad AIFA, che peraltro si troverebbe paralizzata se tutti i documenti arrivassero simultaneamente. E lo abbiamo comunicato al Ministero della Salute, che ha rinviato la soluzione a marzo, con la spada di Damocle di imminenti elezioni politiche”.

Secondo il numero uno di Omeoimprese è arrivato il momento di parlare chiaro: “Il Ministero della Salute prenda una posizione ufficiale in questa vicenda. Le strade percorribili sono soltanto due: la proroga della scadenza dei dossier a giugno 2018 in fase di conversione in legge del decreto Milleproroghe, oppure una dichiarazione del Governo che motivi questo diniego e la volontà esplicita di affossare il settore. In barba a migliaia di lavoratori che rischiano il posto”.

OMEOPATICI DA BANCO NEGLI USA, OMEOIMPRESE: “DISTINGUO FRA NOSTRI FARMACI CERTIFICATI DA AIFA E RIMEDI NATURALI. NOI IN COMMERCIO CON AIC DAL 2019”

1 dicembre 2016 – La polemica sull’efficacia o meno dell’omeopatia davvero non mi appassiona perché rischia di alimentare un’eterna controversia fra sostenitori e detrattori, favorevoli e contrari. Non posso però esimermi dal provare a fare chiarezza sulla notizia della circolare dalla Federal Trade Commission che invita i produttori di rimedi omeopatici negli Stati Uniti a riportare sull’etichetta la segnalazione che non ci sono studi scientifici che ne dimostrano l’efficacia. Bene, per amore di verità ecco cosa accade nel Vecchio Continente e come siamo diversi dagli americani.

Innanzitutto negli Stati Uniti esiste una commistione fra farmaco omeopatico e rimedio naturale, cosa che non accade in Europa. In secondo luogo l’oggetto di

cui si è tanto discusso è una circolare, non una norma, anche perché la Federal Trade Commission è una sorta di Federconsumatori. In ultimo si deve considerare che il prodotto omeopatico oltreoceano non è considerato un vero farmaco, come avviene nel nostro Paese e nel resto d’Europa, dove le norme peraltro già prevedono che i medicinali omeopatici riportino l’indicazione “senza effetti terapeutici approvati”.

Negli USA gli omeopatici da banco sono autorizzati dalla Federal Drug Administration, l’equivalente della nostra Agenzia del Farmaco, ma non vengono sottoposti ad un processo di registrazione, come invece accade qui. Esiste un controsenso: la legge obbliga il produttore ad inserire le indicazioni terapeutiche in confezione, seppure queste non sono sostenute da nessuna procedura di registrazione, come generalmente accade per tutti i farmaci, compresi gli allopatici. Le due realtà non sono equiparabili: in America abbiamo “non farmaci” che riportano indicazioni terapeutiche mentre in Europa si distribuiscono farmaci che attualmente non possono segnalare sulla confezione le indicazioni d’uso.

Siccome esistono 8 milioni di italiani che ricorrono all’omeopatia (sondaggio EMG Acqua, marzo 2016) e che non vanno ignorati, mi preme piuttosto ricordare come in questi mesi le aziende sono impegnate in un complesso lavoro di allestimento di dossier per la registrazione dei medicinali omeopatici da consegnare ad AIFA, esattamente come accade per gli allopatici. Un traguardo frutto di battaglie per la regolamentazione di un settore che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente considerato come strategico.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese