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OMEOPATIA: GORGA (OMEOIMPRESE) REPLICA A BURIONI: OFFENDE I MEDICI PER FARE PROPOAGANDA AL SUO LIBRO. C’E’ UN LIMITE A TUTTO, TORNI A FARE IL MEDICO INVECE CHE DARE DE “BABBIONI” AI COLLEGHI”

“Ancora una volta Roberto Burioni ci regala una pillola diluita nella propaganda ideologica. Questa volta attaccando addirittura una Università autorevole, quella di Siena, “rea” di aver organizzato un master in Omeopatia per formare i medici all’utilizzo della medicina integrata. Dove sta il problema? E come si permette di offendere centinaia di colleghi medici e universitari che si sentono apostrofare come “babbioni” perché hanno scelto di approfondire la propria preparazione accademica per il bene dei loro pazienti, presenti o futuri?”. Con queste parole Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione che in Italia rappresenta le aziende che producono e distribuiscono farmaci omeopatici, replica all’ennesimo attacco al settore da parte del noto virologo Roberto Burioni.
“Capisco che il Professor Burioni stia facendo di tutto per promuovere il suo nuovo libro – prosegue Giovanni Gorga – ma chiamare in causa il Ministro della Salute e il Ministro delle Finanze a difesa del proprio interesse mi sembra davvero esagerato. Ministro Speranza, Ministro Gualtiero, si può ricordare una volta per tutte al Professor Burioni che l’omeopatia e i medicinali omeopatici non rientrano nelle pseudo scienze? Università che aprono master, Ordini dei Medici che organizzano seminari, medici che prescrivono medicinali omeopatici registrati dall’Agenzia del Farmaco, hanno il diritto legittimo di poterlo fare senza essere considerati babbei o sprovveduti. Il loro pensiero vale tanto quanto quello del Professor Burioni che in questo periodo a noi sembra più impegnato nella propaganda editoriale e personale, che nella ricerca medico-scientifica”.

OMEOPATIA: IN GERMANIA SI’ ALLA RIMBORSABILITA’ DEI FARMACI GORGA (OMEOIMPRESE): “IN ITALIA COMPARTO VIRTUOSO, LE NOSTRE AZIENDE NON HANNO MAI CHIESTO COPERTURE ECONOMICHE PUBBLICHE”

Tocca alla Germania chiudere il dibattito sulla rimborsabilità dei farmaci omeopatici: contrariamente a quanto accaduto in Francia, il ministro tedesco della Salute, Jens Spahn, ha annunciato in queste ore(*) che gli omeopatici continueranno ad essere rimborsati dalle compagnie di assicurazione sanitaria. Ad accogliere e rilanciare la notizia, ci pensa Omeoimprese, l’associazione che rappresenta le aziende che producono e distribuiscono medicinali omeopatici nel nostro Paese. Secondo il presidente, Giovanni Gorga “si tratta di una decisione doverosa e di buonsenso, dato che il costo dell’omeopatia in Germania è meno della metà di quanto l’assistenza sanitaria complessivamente incide sulle casse dello Stato”.
“Alla luce di questo – aggiunge Gorga – ci auguriamo che anche in Italia si metta la parola fine a tanti discorsi pretestuosi: l’omeopatia non sottrae risorse allo Stato, bensì indirettamente contribuisce ad alleggerire i costi del Sistema Sanitario Nazionale. Le nostre aziende versano ogni anno nelle casse pubbliche oltre 60milioni di euro e i farmaci non hanno mai beneficiato di alcuna copertura da parte del Servizio Sanitario. E non lo abbiamo mai preteso. Quello che oggi ci interessa è chiudere il processo di rilascio delle AIC da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Presto, saranno presenti nelle farmacie solo medicinali approvati e autorizzati dall’AIFA ”.

(*)https://www.spiegel.de/gesundheit/diagnose/jens-spahn-will-homoeopathie-auf-kassenkosten-nicht-antasten-a-1287297.html

OMEOPATIA AL BIVIO: UN ANNO DI TEMPO IN PIU’ PER IL RINNOVO DELL’AIC DEI FARMACI IN COMMERCIO DAL 1995 O VIA DAL MERCATO 6.000 PRODOTTI

Milano, giugno 2017 – Il comparto dell’omeopatia è ad un bivio: se non verrà rinviata di un anno la scadenza del 30 giugno per il rinnovo delle autorizzazioni per i preparati in commercio dal ’95, in Italia rimarranno non più di due-tremila preparati omeopatici, rispetto ai 10-12mila di oggi. Dopo anni di battaglie che ci hanno portato ad equiparare i farmaci omeopatici ed allopatici, oggi le aziende italiane si trovano a combattere contro la burocrazia e una deadline troppo stretta: appena 3 mesi di tempo per presentare all’Agenzia Italiana del Farmaco dossier molto complessi e onerosi. Diversamente il 31 dicembre 2017 molti prodotti scompariranno dagli scaffali delle farmacie causando grossi disagi a pazienti e medici costretti a rivedere i percorsi terapeutici e un crollo del settore. Sono 4.000 gli addetti che rischiano il posto di lavoro, decine le aziende piccole che saranno costrette a chiudere i battenti a causa di una perdita di fatturato che, complessivamente per il mercato italiano si attesta sui 90milioni di euro sui 300 complessivi.

Uno scenario che avrebbe dovuto bastare al Governo per concedere 12 mesi di proroga al settore per “mettersi in pari” con le procedure richieste.  Non è mancanza di volontà da parte delle aziende il ritardo con cui si stanno consegnando i dossier ad AIFA. Il problema vero sta nella complessità delle procedure, di cui ci siamo accorti solo a lavoro avviato, causando ritardi: ha inciso la novità assoluta del lavoro da mettere in campo, le specificità della nostra disciplina, nonché i costi, comunque elevati per molte aziende. Il rinvio serve per consentire a tutti di completare il lavoro, non per altro l’ordine del giorno impegna le aziende a versare comunque entro la scadenza di giugno un acconto sulle tariffe di registrazione che presenteranno all’Aifa. Ne abbiamo parlato con AIFA, con la quale abbiamo avviato una proficua collaborazione. Ne abbiamo parlato soprattutto con il Ministero della Salute a cui avevamo inizialmente proposto di recepire le nostre stanze in sede di conversione in legge del Decreto Milleproroghe. La risposta è stata una bocciatura degli emendamenti favorevoli al rinvio presentati trasversalmente da tutte le forze politiche.

Sopravvivono soltanto due ordini del giorno (on. Mandelli, on. Rondini, on. Palese), che impegnano il Governo a valutare l’opportunità di una proroga della scadenza stante «la rilevanza e la complessità della procedura» gestita dall’Aifa.

E al quale ora Omeoimprese affida le sue residue speranze.

Il Milleproroghe rappresentava il contenitore perfetto per un provvedimento come questo. Adesso la strada è in salita. Il tempo stringe e dobbiamo continuare a cercare il dialogo con le istituzioni. Nelle scorse settimane è stata presentata un’interrogazione che chiede al Ministero come intende agire in vista della scadenza di giugno. Di certo cresce la preoccupazione, senza rinvio rischiano di sparire dal mercato migliaia di prodotti e molte piccole aziende, con effetti a cascata non solo sui pazienti e sui medici ma anche sulle farmacie.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

 

BASTA CON QUESTO CLIMA DA CACCIA ALLE STREGHE. L’OMEOPATIA NON E’ UNA MEDICINA ALTERNATIVA. LA LEGGE PARLA CHIARO, IN ITALIA COME IN TUTTI I PAESI DELL’EUROPA.

28 giugno 2017 – L’Italia è il paese delle contraddizioni. Siamo il terzo mercato europeo per l’omeopatia, dopo Francia e Germania. Ma il nostro settore è vittima di pesanti attacchi e discriminazioni perché manca una corretta informazione sui nostri farmaci.

Così una volta ci attaccano confondendoci con i no vax, un’altra per colpa di quelli che sostituiscono la chemioterapia con cure complementari. Poi c’è chi strumentalmente parla di acqua fresca perché non conosce l’utilizzo dei nostri farmaci, e chi parla di terapie alternative. Alternative a cosa? La medicina è una sola.

Infine ci sono i brutti fatti di cronaca, come quello che ha portato alla morte del piccolo Francesco, a causa di un’otite trascurata e degenerata fino alle conseguenze più estreme. Se un intervento non riesce non è colpa del bisturi, bensì della mano del chirurgo che lo ha utilizzato. Questo vale per l’omeopatia e per qualunque categoria farmaceutica.

L’omeopatia è utilizzata da 20.000 specialisti, laureati in medicina e iscritti ad appositi registri dopo aver frequentato scuole accreditate, come previsto da una legge dello Stato del 2012 “a tutela dei pazienti e contro la pratica del fai da te”.  I nostri farmaci sottostanno alle regole dell’Agenzia Italiana del Farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica. Secondo quanto disposto dalla legge di stabilità 2015, il 30 giugno si conclude l’iter per la consegna all’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaci, della documentazione   relativa   ai   singoli preparati per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio, nel rispetto della normativa europea in vigore, e a tutela e sicurezza dei pazienti. Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l’utilizzo che ne viene fatto.

Nonostante i tempi un po’ stretti per le aziende del comparto, soprattutto le più piccole e quindi meno strutturate ad affrontare la complessa istruttoria, il processo di regolamentazione in atto aiuta a mettere alcuni punti fermi e, auspichiamo, a porre fine all’eterna e fastidiosa polemica su “sono farmaci” o “non sono farmaci”. Lo stabiliscono Aifa e Ministero della Salute.

Ma vediamo un po’ di storia. In Italia, fino al 1995, non c’era una normativa primaria sull’omeopatia. La produzione e la dispensazione degli omeopatici era regolamentata da un Dodecalogo del Consiglio superiore di sanità (pubblicato sulla GU n. 113 del 17.5.1989), dall’articolo 144 del TULS (relativo all’autorizzazione alla produzione), dal D.Lgs. n. 178 del 29.5.1991 e, infine, dalla nota 800.7/AG 25-5/3 del Ministero della sanità del 13 gennaio 1992. Tutti i provvedimenti tendevano comunque a garantire la salute del consumatore. Il Dodecalogo non definiva gli omeopatici come medicinali, ma come “rimedi”.

La Commissione UE, con l’intento di disciplinare la materia, ha dovuto mediare le varie normative esistenti nei Paesi membri; la medicina omeopatica, infatti, era riconosciuta ufficialmente in alcuni Stati, mentre in altri era solamente tollerata. Francia e Germania erano gli unici ad avere una legislazione completa nel settore omeopatico, ma talmente differente che un preparato prodotto in uno dei due Paesi non poteva facilmente circolare nell’altro.

Dopo un complesso iter normativo, l’Unione Europea ha fissato le linee guida per assicurare ai consumatori europei garanzie sulla qualità, sulla riproducibilità dei processi di fabbricazione e sull’innocuità dei medicinali omeopatici disponibili in tutti gli Stati, recepita in Italia con una serie di passaggi legisativi. Prima il Parlamento ha stabilito alcuni principi fondamentali, tra cui la procedura semplificata di registrazione. Il D.Lgs. n. 185/1995 decretava l’appartenenza dei prodotti omeopatici alla categoria dei medicinali e ne dava per la prima volta una definizione. La Direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) viene recepita dal nostro Paese con il D.Lgs. n. 219/2006 e prevede una procedura di registrazione semplificata ad hoc per i medicinali omeopatici. In data 21 giugno 2010 Aifa predispone un modello al quale per le domande di registrazione semplificata dei medicinali omeopatici. Il 30 giugno 2017 si è concluso il termine per la consegna dei dossier. Tutto quello che verrà autorizzato con l’attribuzione dell’AIC, resterà in vendita in farmacia. Il resto dovrà essere ritirato dal gennaio 2019. D’ora in poi si lavora così, al pari delle big Pharma.

Giovanni Gorga, Presidente Omeoimprese

OMEOPATIA. L’ASSESSORE GALLERA VISITA GUNA, LA PIU’ GRANDE AZIENDA DEL SETTORE OMEOPATICO IN ITALIA

Milano, 31 marzo 2017 – In Lombardia trovano sede le principali aziende dell’omeopatia che producono ed esportano in tutto il mondo. L’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha visitato oggi la sede e i laboratori di GUNA, la più grande realtà del settore. Insieme a lui il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro e il Presidente di Omeoimprese Giovanni Gorga.

Il settore dell’omeopatia impegna sul territorio lombardo oltre un migliaio di persone. Di queste circa 300 fanno parte dell’organico di GUNA che ha inaugurato i nuovi stabilimenti di via Palmanova nel 2008 diventando l’azienda più innovativa al mondo per la ricerca scientifica e la produzione di medicinali biologici.

GUNA, infatti, è un vero fiore all’occhiello del settore e copre una quota del mercato omeopatico del 31,2{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} con un fatturato di oltre 63 milioni di euro. Inoltre, i medicinali prodotti nel laboratorio di Milano vengono esportati in oltre 30 Paesi nel mondo.

“La registrazione di questi medicinali – ha commentato Alessandro Pizzoccaro, Presidente di GUNA e fondatore dell’azienda – rappresenta un significativo passo avanti sotto il profilo delle risorse terapeutiche a disposizione ogni giorno della classe medica. L’aumento della fiducia nei confronti delle cure alternative è stato tale che se si fa un raffronto con i dati storici si scopre che in questi anni sono più che raddoppiati: oggi scelgono, infatti, le Medicinali Non Convenzionali ben 12.861.000 di cittadini, mentre nel 2000 erano poco più di 6 milioni (Rapporto Italia 2017 di Eurispes). Questi dati sottolineano una crescita esponenziale che si allinea con i trend europei di diffusione delle Medicine Non Convenzionali”.

La visita dell’Assessore Gallera arriva in un momento molto delicato per il settore. E’ infatti ancora oggetto di discussione con il Ministero della Salute il tema della proroga per la registrazione dei farmaci omeopatici già in commercio da oltre 30 anni. Il 30 giugno 2017 è il termine ultimo per la consegna dei dossier di registrazione all’Agenzia del Farmaco ma i tempi sono troppo stretti a fronte della complessità burocratica dell’istruttoria richiesta.

“Per il settore è più che positivo l’onere legato alla registrazione dei farmaci, di fatto trattati e catalogati nello stesso modo dei prodotti allopatici – spiega Giovanni Gorga, Presidente di Omeoimprese – Senza una proroga però il settore rischia il tracollo economico: 4000 posti di lavoro a rischio in tutta Italia e una perdita di fatturato di circa 90 milioni di euro. Il Ministero è a conoscenza da tempo di questo problema ma temporeggia e non prende posizione”.

Aprire le porte di GUNA è un modo ulteriore per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica una situazione che se dovesse sfuggire di mano provocherebbe numerosi danni a un settore che risulta invece essere in costante crescita come dimostrano gli 8 milioni di italiani che usano l’omeopatia e i 20.000 medici (pediatri del SSN inclusi) che integrano allopatia e terapie complementari.

Durante la visita il Presidente di GUNA Alessandro Pizzoccaro ha, inoltre, sollecitato l’attenzione dell’Assessore su una petizione pubblica sulla libertà di cura lanciata da un’Associazione di validi medici specializzati in medicine biologico-naturali, e sottoscritta in pochi giorni da migliaia di cittadini, per promuovere un approccio meno pregiudizievole nei confronti delle medicine complementari, mai come in questi anni oggetto di una durissima controffensiva mediatica tesa al loro screditamento. Con la petizione si chiede al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin di impegnarsi come dicastero, senza pregiudizi, ad applicare in Italia la Direttiva dell’OMS sulle Medicine Complementari e Non Convenzionali, e a promuovere ogni azione utile per evitare un approccio anti-scientifico, basato sul pregiudizio, verso questo paradigma di cura, definito “atto medico” dalla stessa Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

SENZA PROROGA PER LA CONSEGNA DEI DOSSIER DEI FARMACI IN COMMERCIO, IN FUMO 90 MILIONI DI FATTURATO.

Milano, 16 gennaio 2017 – Un crollo fra i 70 e i 90 milioni di euro su 300milioni di fatturato annui, la scomparsa di piccole e medie aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Questo lo scenario che si profila per il settore se non sarà prorogato a giugno 2018 il termine per la presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei farmaci omeopatici in commercio da 30 anni.

“Mesi di dialogo con il Governo non sono valsi a nulla – spiega Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende che producono e distribuiscono medicinali omeopatici –

Le nostre istanze sono state ignorate dal DL Milleproroghe: ora restano meno di due mesi per “correre ai ripari” ed evitare il peggio. Ma con quali certezze? Il processo di registrazione si è finalmente avviato, ma l’elevatissimo numero di dossier e le difficoltà emerse per le caratteristiche proprie dell’omeopatia e le connesse differenze con l’allopatia, richiedono almeno un anno in più per arrivare all’obiettivo.  Qui c’è in gioco il posto di lavoro di 4.000 addetti, decine di aziende rischiano la chiusura entro l’anno. Qual è la strategia del Ministero della Salute?”

Prosegue Gorga: “Come Omeoimprese, per anni, ci siamo battuti per una regolamentazione del settore, come peraltro avviene nel resto d’Europa. 8 milioni di Italiani (dati EMG Acqua marzo 2016) utilizzano i nostri farmaci, prescritti da 20.000 medici, con questo processo passeremo da circa 13.000 prodotti in commercio a 5/6.000. Abbiamo lavorato strenuamente con le Istituzioni e nel 2019 saremo in vendita in farmacia con l’AIC, esattamente come avviene per i medicinali allopatici. In fase di predisposizione dei dossier sono emerse alcune problematiche che hanno rallentato l’iter di registrazione dei farmaci ed ora i tempi sono davvero ristretti. Lo abbiamo comunicato ad AIFA, che peraltro si troverebbe paralizzata se tutti i documenti arrivassero simultaneamente. E lo abbiamo comunicato al Ministero della Salute, che ha rinviato la soluzione a marzo, con la spada di Damocle di imminenti elezioni politiche”.

Secondo il numero uno di Omeoimprese è arrivato il momento di parlare chiaro: “Il Ministero della Salute prenda una posizione ufficiale in questa vicenda. Le strade percorribili sono soltanto due: la proroga della scadenza dei dossier a giugno 2018 in fase di conversione in legge del decreto Milleproroghe, oppure una dichiarazione del Governo che motivi questo diniego e la volontà esplicita di affossare il settore. In barba a migliaia di lavoratori che rischiano il posto”.

FARMACI OMEOPATICI SULLO SCAFFALE CON L’AIC

Milano, 4 luglio 2016 – Farmaci omeopatici sicuri e con processi di registrazione sempre più simili a quelli tradizionali. E’ questo l’impegno assunto dalle nostre aziende d’intesa con AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, perché i percorsi terapeutici complementari siano sempre più chiari ed efficaci. Cosa significa? Per il consumatore, che a breve tutti i nostri prodotti saranno in farmacia con un AIC, come gli allopatici.

Per le aziende del settore, uno sforzo economico di alcuni milioni di euro a fronte di un fatturato complessivo annuo di 93 milioni di sell-in e una quantità di lavoro impressionante dovuto all’allestimento di dossiers comprensivi di prove di sicurezza e tossicologiche benché si parli di medicinali in commercio

da oltre 20 anni. Siamo però soddisfatti della collaborazione fra il settore ed AIFA. Per le nostre aziende la sicurezza è importante, così come la qualità della scelta terapeutica. A fronte di questa onerosa regolamentazione ci piacerebbe però, avviare una campagna istituzionale Omeoimprese-Ministero della Salute per un uso consapevole e guidato del medicinale omeopatico che, va ricordato, in virtù delle norme europee in vigore, è considerato medicinale a tutti gli effetti. Pertanto se da un lato è corretto allinearsi alle norme di regolamentazione, dall’altro è auspicabile una più seria considerazione del settore da parte delle Istituzioni. Secondo una indagine di EMG-Acqua per Omeoimprese, gli italiani che ricorrono all’omeopatia hanno iniziato su consiglio del farmacista (22,6{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}), di parenti e amici (21,7{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315}). Solo il 15,3{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} su indicazione del medico generico e il 14{9420b2ac011985c9f44e9bd8732bd9e01f4605ac6abd96717ce1ce9646033315} dello specialista.  Una maggior consapevolezza e conoscenza del farmaco e dei suoi effetti, dovrebbe invertire queste proporzioni con percorsi terapeutici impostati da professionisti della salute.

Come Omeoimprese vogliamo impegnarci affinché ciò avvenga, anche destinando fondi alla ricerca di base.  Ogni anno investiamo centinaia di migliaia di euro in studi clinici per testare l’efficacia dei farmaci. Uno sforzo che ha prodotto un’importante letteratura pubblicata sulle più importanti riviste mediche a dimostrazione della validità della terapia omeopatica, ma che da oggi va affiancato alla ricerca di base. Se vogliamo fare un salto di qualità ulteriore, dobbiamo destinare maggiori risorse ai centri di ricerca per meglio studiare il meccanismo d’azione che sta alla base dell’efficacia dei medicinali. Nell’interesse della salute di quegli 8 milioni di italiani che almeno una volta all’anno si affidano ai nostri farmaci.

Giovanni Gorga, presidente Omeoimprese

PRESENTATI IN PARLAMENTO I DATI OMEOIMPRESE IL PRESIDENTE GORGA: “NOI PORTAVOCE DI 8 MILIONI DI ITALIANI.

Milano, 12 aprile 2016 – L’omeopatia arriva in Parlamento. È stata presentata questa mattina dal presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, ai membri delle commissioni Affari Sociali della Camera e Sanità del Senato, la ricerca commissionata ad EMG Acqua dall’associazione delle aziende produttrici e distributrici di farmaci omeopatici in Italia.  In sala esponenti come il Sen. Maurizio Romani, primo firmatario del DDL sulle medicine complementari, il Sen. Andrea Mandelli, presidente della FOFI, l’on. Giovanni Monchiero, l’on. Filippo Fossati, cui Gorga ha rivolto il suo appello: “Questo nostro lavoro offre uno spaccato sui comportamenti, gli usi e le tendenze degli italiani nei confronti di un settore che, nonostante la crisi, continua a crescere. Stiamo parlando di 8 milioni di italiani che utilizzano i nostri prodotti almeno una volta all’anno. Con l’appuntamento di oggi vogliamo chiedere alla politica e alle Istituzioni una maggiore attenzione al settore e ai suoi, molti, utilizzatori. Basta considerare l’omeopatia un argomento tabù, una pratica medica da seguire in segreto. Stiamo parlando di una disciplina parificata alle medicine tradizionali dall’OMS ma che nel nostro Paese è ancora molto discussa”.

In Senato è depositato il testo di una legge che aiuterebbe a regolamentare definitivamente la formazione in medicina omeopatica perché episodi di malasanità, che non dipendono dall’omeopatia bensì da scelte più o meno consapevoli di un medico, non siano più fatti di cronaca. Occorre che si velocizzi l’iter di approvazione, nell’interesse della salute di milioni di italiani di cui Omeoimprese, oggi, si fa portavoce”.

All’appello segue la risposta dell’on. Fossati, che ricorda come: “in questa legislatura abbiamo già risolto l’annoso problema delle modalità e dei prezzi di registrazione dei farmaci omeopatici, adesso è il momento di dare a questa medicina complementare, cui si rivolgono milioni di cittadini, un ruolo più certo e regolato nel sistema nazionale delle cure”.

Omeoimprese: i medicinali omeopatici e l’influenza

Fonti giornalistiche continuano a riportare la notizia che il ministero della salute sconsiglia l’utilizzo dei medicinali omeopatici in caso di influenza ritenendoli inutili. Una notizia che il ministero ha decisamente smentito. “Gli articoli ci hanno sorpreso e riteniamo che sia molto scorretto diffondere queste false informazioni ” afferma Fausto Panni, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle industrie omeopatiche. “Non c’è motivo di sconsigliare i medicinali omeopatici in caso di influenza. Essi infatti possono essere impiegati sia nella prevenzione sia per alleviare i sintomi, quali l’innalzamento della temperatura, senza effetti collaterali. Quando la procedura di registrazione, che di fatto non è ancora iniziata, sarà attivata dai dossier presentati dalle singole case farmaceutiche omeopatiche si potranno conoscere in modo più dettagliato effetti e benefici”. Da sottolineare, infine, che in altri paesi europei, come Germania e Francia dove l’omeopatia vanta una lunga tradizione, si può dare un’informazione più completa sui farmaci omeopatici che sono ancora più diffusi che nel nostro Paese.